Home EXTRA ANNIVERSARI Cocteau Twins: 30 anni di Heaven Or Las Vegas

Cocteau Twins: 30 anni di Heaven Or Las Vegas

Vi siete mai chiesti cosa potrebbe impressionare o ispirare una mente magnificamente insana come quella di David Lynch? Nel 1986, giunto quasi al termine delle riprese di “Velluto Blu”, Lynch voleva inserire a tutti costi “Song To The Siren”, nella versione dei This Mortal Coil (collaborazione meticcia tra Cocteau Twins e Dead Can Dance, di esclusiva proprietà della 4AD), all’interno della colonna sonora del film. Insieme a Dino De Laurentiis tentò di contattare Ivo Watts-Russel, patron della 4AD, che in cambio dell’uso della traccia chiese 50.000 sterline a titolo di Copyright. Una cifra enorme, se si pensa che Lynch all’epoca aveva rinunciato anche a una parte di cache, per guadagnarsi la possibilità di lavorare più liberamente.

Lungi dal rinunciare alle sonorità e alla voce eterea di quella ragazza sconosciuta, che considerava ormai il completamento perfetto del quadro mattoide e ipnotico di “Velluto Blu”, Lynch diede fiducia ad Angelo Badalamenti, ancora sconosciuto in termini professionali, per fargli realizzare una traccia che assomigliasse sfacciatamente all’originale. Fornì al compositore un testo senza rime né assonanze e aggiunse una manciata di indicazioni: “Deve fluttuare come il mare, galleggiare nel tempo e devi farla incidere ad una ragazza che canti come un angelo”, esattamente come la cantante della versione originale. Quella ragazza, la voce dei This Mortal Coil, era Elizabeth Fraser che insieme ai Cocteau Twins avrebbe marchiato a fuoco il suono della 4AD; “Velluto Blu” fu invece il legittimo predecessore di “Twin Peaks”, reo di aver mutato geneticamente l’arte audiovisiva.

Heaven Or Las Vegas, settimo album dei Cocteau Twins, venne alla luce proprio in quegli anni, quando il pubblico si ipnotizzava di fronte a immagini, glossolalie e suoni alieni, regalando al gruppo un’attenzione mondiale non raggiunta fino a quel momento. Fu il primo disco in cui Elizabeth Fraser articolava i suoi testi abbozzando paesaggi, atmosfere o eventi e abbandonando parzialmente la glossolalia, un canto in una lingua pressoché incomprensibile, tanto da dubitare se fosse reale o inventata dalla stessa cantante. La sua voce non era più un sussurro ma diventava parte integrante e fondamentale di un progetto che, insieme alle magistrali stratificazioni di Robin Guthrie, distinguerà il suono della 4AD da quello di tutte le altre etichette.

A differenza dei precedenti album dei Cocteau Twins, “Heaven Or Las Vegas” fonde gli strumenti in modo naturale, stratificando meno suoni e dipingendo atmosfere più accessibili rispetto a “Treasure” (1984) o anche al più vicino “Blue Bell Knoll” (1988). Il quintetto Cherry-Coloured Funk, Pitch The Baby, Iceblink Luck, Fifty-Fifty Clown, Heaven Or Las Vegas compone la parte più accessibile del disco, con le tracce che maggiormente hanno invogliato all’ascolto un pubblico fino a quel momento refrattario a un suono così sfuggente e difficilmente imitabile a tutt’oggi. Si pensi alla title track in costante rotazione durante le trasmissioni giornaliere di MTV e VH1.

La seconda metà mostra nuovamente il volto ostico della band di Grangemouth, con I Wear Your Ring ammantata di un uso monumentale della voce, Fotzepolitik che disegna un walzer di chitarre intorno alle linee vocali della Fraser, Wolf In The Breast che sovrappone tre differenti linee vocali mettendo in atto un controllo ultraterreno della programmazione e della stessa voce, Road, River And Rail con un testo denso di riferimenti a Parigi  e una sinfonia multi effetto meravigliosamente arrangiata, Frou-Frou Foxes In Midsummer Fires inizia come una ballata di pianoforte ma muta subito in uno dei suoni più ricercati sperimentati Guthrie.

“Heaven Or Las Vegas” è stato forse l’ultimo disco davvero eccezionale del gruppo scozzese, giunto alla fine di una serie impressionante di pubblicazioni che a tutt’oggi detengono la paternità di un genere, definito come dream pop ma difficilmente applicabile al gruppo. Alla fine, David Lynch si appropriò di “Song To The Siren”, come fosse un’ossessione mai svanita, comprandone i diritti per utilizzarla quasi dieci anni dopo all’interno di “Strade Perdute” (1997), sicuro del fatto che un suono come quello dei Cocteau Twins sarebbe stato inaccessibile e irreplicabile per chiunque, eccetto che per i componenti originali.

DATA D’USCITA: 17 Settembre 1990
ETICHETTA: 4AD

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.