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#MySong: “Splendid”, Vic Chesnutt

Splendid
Vic Chesnutt
“North Star Deserter”, 2007

Non si fa. Non si fa il giorno di Natale. No, amico mio, il giorno di Natale si mangiano dolci, si bevono bibite con le bollicine. No. Non si sceglie il giorno di Natale per ammazzarsi. Vic Chesnutt ha voluto fare un balzo, lui che non poteva costretto su una sedia a rotelle dal 1983. L’ha voluto fare a Natale (era il 2009). Ci ha ferito Vic, ma quanto lo era, lui, ferito? Quanto era concentrato il grumo dei suoi pensieri e dei suoi dolori? Quella voce incredibile intrappolata in un corpo a metà. Quello spirito giovane aggrovigliato alle lamiere della sua auto incidentata. Spesso, la libertà la canti quando non ce l’hai. Nel 2007 Splendid è una canzone che fantastica la libertà. Vic usa tutti i verbi che non gli appartengono più da anni: correre, vagare, allontanarsi, sdraiarsi. E i luoghi che non ha più con sé: i pascoli, le campagne, i frutteti, le montagne, le scogliere. E ci si mette in mezzo, in una sorta di sogno della natura: il suo corpo che si mescola con l’intorno in un tripudio. La chitarra è distorta, la sua voce è distorta, il ricordo è distorto, la sua spina dorsale è distorta. “Eravamo giovani – piange – ci siamo divertiti, eravamo selvaggi come le erbacce, abbiamo fatto tutto il possibile, splendidamente pieni di vita”. Indietro non si torna se non in un solo modo: cantando una canzone.