Negli anni il mondo delle soundtrack, della musica applicata al cinema, si è evoluto fino a stravolgere quasi del tutto la propria originaria dimensione di semplice commento sonoro alle immagini, generando nello spettatore/ascoltare l’esigenza di approfondire, di capire e conoscere meglio le scelte operate dai registi in tema di colonne sonore. Da qui, dunque, questa nostra rubrica dal titolo più che esplicativo.
In questa puntata: La felicità è un sistema complesso / Paper Towns / 45 Years
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LA FELICITÀ È UN SISTEMA COMPLESSO
Se Gianni Zanasi e Valerio Mastandrea lavorano insieme, c’è la granitica certezza di avere a che fare con un ottimo film accompagnato da scelte musicali eccellenti. Era già accaduto con “Non pensarci” e capita nuovamente otto anni dopo con questa deliziosa pellicola, per la quale Niccolò Contessa de I Cani firma la colonna sonora originale. Il meglio, però, arriva da brani già noti, pochi ma strepitosi: si va dai Turtles a Plastic Bertrand, passando per i Dead Can Dance e i Rolling Stones. Imperdibile.
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Classico esempio in cui la qualità dell’opera cinematografica viene surclassata da quella della colonna sonora, che ben si sposa al clima adolescenziale della pellicola. C’è un pò di tutto: il più che brillante ritorno di Santigold con l’inedita Radio, la meravigliosamente springsteeniana Burning dei The War On Drugs, una chicca dei Grouplove (No Drama Queen) e My Tipe, hit planetaria dei Saint Motel. Non male.
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Le canzoni che accompagnano il convincente film con Tom Courtenay e Charlotte Rampling (entrambi Orso d’Oro a Berlino per la migliore interpretazione) sono scelte direttamente dal regista, l’ottimo Andrew Haigh. E si vede: l’attinenza con la pellicola è perfetta, con i brani (su tutti Smoke Gets In Your Eyes dei Platters e Go Now dei Moody Blues) che sposano alla perfezione il clima percepito in sala, tanto quello drammatico che quello romantico.
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