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Beabadoobee – Fake It Flowers

Anche se non è mai andata via davvero, la musica “fatta con le chitarre” è tornata per l’ennesima volta alla ribalta nel corso dell’ultimo decennio soprattutto attraverso due revival. Da una parte c’è il filone che ora va per la maggiore, quello del moderno post punk capitanato da band alla ribalta come Idles, Fontaines D.C., Protomartyr, Algiers e compagnia bella. Dall’altra si sta assistendo a un’ondata di nuovi volti, soprattutto giovani e soprattutto femminili che, anziché guardare verso Fall e Joy Division, riprendono l’alt rock a bassa definizione degli anni ’90 di Pavement e Breeders per riproporlo con un linguaggio moderno a prova di generazione X e storie Instagram.

Forte di un percorso in costante ascesa in cui è uscito un EP più bello dell’altro, critica e pubblico sembrano essere concordi nell’indicare come una delle più valide rappresentanti di questo nuovo movimento revivalista Bea Kristi, conosciuta ai più sotto l’impronunciabile nome d’arte Beabadoobee. Londinese di origini filippine, ventenne, Bea ha dalla sua una sfilza di pubblicazioni sopra la media tra cui, insieme all’acustico e autunnale “Patched Up” del 2018, spicca l’EP più casinista “Space Cadet” (2019), rappresentato da un singolo dal titolo programmatico, “I Wish I Was Stephen Malkmus” (ecco dove compaiono i Pavement sopracitati). Oltre a queste produzioni dall’animo DYI, bisogna aggiungere come punto di svolta anche il successone virale su Tik Tok “death bed (coffee for your head)”, canzoncina del rapper Powfu basata su un sample della sua “Coffee”, grazie alla quale il nome della songwriter è arrivato anche alle radio commerciali italiane.

A questa carriera breve ma intensa mancava solo la tappa del full lengthufficiale, et voilà: a metà Ottobre è arrivato Fake It Flowers, frutto della lungimiranza della Dirty Hit, casa discografica dei fenomeni prima-indie-poi-pop Wolf Alice e The 1975, che con questo album ha voluto prendere Beabadoobee sotto la propria ala per assisterla nel definitivo passaggio al mondo mainstream. Che questo fosse l’intento del team dietro la gestione della musicista inglese lo si capisce dalle produzioni più ridondanti e curate, che spesso funzionano alla meraviglia ma altrettanto spesso annoiano e danno vita a canzoni abbastanza banali e trascurabili.

Se già conoscevamo i singoloni Care e Sorry, di fatto gli highlightdel disco, a metà tracklist ci si ritrova a sbadigliare sulle note di Emo Song, Further Away e Horen Sarrison, dove gli arrangiamenti orchestrali smorzano l’impatto e rischiano di far prematuramente rimpiangere gli EP del passato registrati in cameretta. Insomma, Beadadoobee dà ancora il meglio di sé quando imita lo slacker rock dei suoi idoli (la divertente Yoshimi, Forest, Madgalene piazzata alla fine dell’album, o Worth It), così come nelle ballate acustiche e minimali Back To Mars e How Was Your Day?, pronte per essere frullate in una prossima hit trap da milioni di streaming.

A causa di alcuni pezzi in cui sembra mancare un po’ di spontaneità, “Fake It Flowers” non è un disco memorabile, ma ci permette di ascoltare un’altra manciata di ottimi pezzi “fatti con la chitarra” da volti giovani e freschi, nostalgici ma moderni, nella speranza che siano da ispirazione per ragazzini ancora più giovani che vedranno in Beabadoobee un modello da seguire così come è stato Stephen Malkmus per lei.

(2020, Dirty Hit)

01 Care
02 Worth It
03 Dye It Red
04 Back To Mars
05 Charlie Brown
06 Emo Song
07 Sorry
08 Further Away
09 Horen Sarrison
10 How Was Your Day?
11 Together
12 Yoshimi, Forest, Magdalene

IN BREVE: 3/5

Bassista nei SICA, diviso fra Torino e Bologna, mette per iscritto le sue opinioni sulla musica così da evitare di rompere le palle degli amici a voce.