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BIG|BRAVE – Nature Morte

I BIG|BRAVE, trio canadese formatosi nel 2012, rappresentano senza ombra di dubbio una delle realtà più interessanti nel post-metal droneggiante, tanto da aver firmato la stra maggior parte dei loro lavori con Souther Lord. Reduci da un’uscita con i The Body nel 2021, i nostri tornano nuovamente con Thrill Jockey e presentano un album estremamente d’impatto, dall’atmosfera desertica, in cui la Nature Morte evocata dal nome del disco è percepibile in modo certosino in ogni momento del disco. Carvers, Farries And Knaves non perde tempo, la traccia ci fa immergere in medias res in questa terra brulla, morta, dopodiché il resto del brano presenta un reiterato e mastodontico riff à la Neurosis in cui ben si appoggia la bjorkeggiante voce di Robin Wattie. L’intensità non perde mordente e aumenta sempre di più con l’aggiungersi di strati su strati di pasta sonora grazie anche ai massicci droni che fanno da tappeto. I riff di chitarra molto liberi, si concretizzano e diventano più granitici a 4:30 circa, concludendo il brano con degli acidi armonici di chitarra.

The One Who Bornes A Weary Load è forse la traccia più riuscita dell’album, sorprende con una sorta di palm muting sulle corde più alte, il cui effetto sferragliamento ricorda l’ondeggiare di una lastra di metallo, impossibile non fare un paragone con “You Fail Me”dei Converge (ovviamente non si tratta di un plagio ma, qualora fosse intenzionale, di un tributo ad una band che ha sicuramente contribuito alla formazione del sound dei BIG|BRAVE). Una martellante batteria è pronta a riportarci sulla terra e qua il canto sofferto di Robin Wattie serpeggia nella chitarra sì distorta, ma non opprimente, che fa comunque sognare pianeti lontani dal nostro, popolati da possenti mammuth. L’inquieta seraficità del brano viene interrotta dalla sempre crescente pesantezza degli elementi strumentali, come se questo universo che il trio di Montréal ha costruito venisse improvvisamente distrutto da un corpo estraneo, un avvenimento paragonabile all’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, riportandoci nuovamente sui Neurosis di “The Eye Of Every Storm” e “Given To The Rising”.

My Hope Renders Me A Fool ci porta in un universo in cui la massa si fa melodia, l’ambiente delle chitarre la fa padrona, un brano concettualmente molto vicino alla poetica dei Sunn O))) ma che allo stesso tempo potrebbe far pensare a dei Bing & Ruth che pitchano Tim Hecker di “Radio Amor”, in cui il soffertissimo arpeggio è efficacissimo nel riportare il concetto di natura morta. In The Fable Of Subjugation, le chitarre sono sfinite proprio come i berberi che attraversano il deserto. Quando la lineare luce del tramonto diventa più intensa, rossa come il sangue di una vena che emerge sotto pelle per lo sforzo, la batteria ci sveglia riportandoci nuovamente a noi stessi. In tutto il disco questo strumento ha una funzione fondamentale: portarci in un’altra scena; non per la sua virtuosità, ma per la sua capacità di intervenire sempre nei momenti opportuni, senza distruggere il climax creato dagli altri strumenti nelle sezioni precedente, ma, allo stesso tempo, ribaltandole totalmente.

A Parable Of The Trusting inizia con degli angusti droni di chitarra che fanno presagire un terribile scenario la cui catarsi avviene efficacemente nelle ultime battute del brano. Il disco si conclude con The Ten Of Swords, anche qua il pezzo suona per immagini, un dieci di spade che mette fine ad una sfinente partita a carta con la natura morta. Spade che è possibile “sentire” nello sfasato/arabeggiante arpeggio di chitarra e nella batteria che tocca lievemente i piatti. Che dire, i BIG|BRAVE da più di dieci anni ci hanno regalato dischi che difficilmente fan di Neurosis, Isis e Sunn O))) non possono apprezzare e “Nature Morte”è forse uno degli episodi migliori del post-metal, o per lo meno quello tradizionalmente intenso, dai tempi di “Mariner” dei Cult Of Luna. Bravi tutti.

— 2023 | Thrill Jockey —

IN BREVE: 4/5

Andrea Sciuto
Catanese di nascita, ladispolano d'adozione. Come ogni buon musico/cinefilo gli fa schifo tutto. Sa contare fino 658529832970. Suona il basso, male.