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Dream Nails – You Wish

Dopo l’acclamato “Doom Loop” (2023), le Dream Nails tornano con un disco che non si limita a confermare una traiettoria: la devia, la frantuma, la ricompone. You Wish, pubblicato per la britannica Marshall Records, è il suono di una band che attraversa il caos globale senza cercare riparo, ma trasformandolo in materia viva.

Scritto nell’ultimo anno e plasmato insieme al produttore e ingegnere del suono Ali Chant (già al lavoro con Dry Cleaning, Katy J Pearson, Sorry e Yard Act), il disco segna una frattura consapevole rispetto al passato. Per la prima volta, la band infrange i ruoli tradizionali e condivide scrittura, melodie e produzione, scegliendo di “diventare strana” per ritrovare una verità più intima e primordiale. Il risultato è un lavoro vulnerabile e al tempo stesso radicato nel punk, attraversato da venature più pesanti e aperture melodiche che ampliano la loro grammatica sonora.

“Questo è un album punk sulla resilienza”, dichiara la chitarrista Anya Pearson. E in effetti “You Wish” tiene insieme la spavalderia tipica del quartetto londinese e un inatteso ottimismo cosmico: un disco che combatte, ma che allo stesso tempo chiede guida all’universo, si affida agli elementi, cerca nella spiritualità una forma di resistenza. L’apertura è affidata a The Only Way Out Is Through, un titolo che suona come un manifesto. Il brano non concede scorciatoie: è un attraversamento. L’attacco, deciso e quasi marziale, imprime una direzione netta, mentre la voce entra con una consapevolezza che pesa più della rabbia. Non è furia cieca, è determinazione lucida. L’energia non si disperde, si modula: trattiene il fiato, poi riparte, compatta, collettiva. Il ritornello non cerca l’orecchiabilità, ma la catarsi. È un invito a passare dentro la tempesta, non attorno. Un inizio che stabilisce subito la postura dell’album: resistere non è un’opzione, è un atto creativo.

A circa metà percorso, The Spirit Does Not Burn funziona come un baricentro emotivo. Qui la tensione si fa più interiore, quasi rituale. Non c’è esplosione, ma combustione lenta. La voce abbandona la sfida frontale per diventare dichiarazione intima, e proprio per questo risulta potentissima. È il momento in cui la band si raccoglie, si riallinea, ricorda a se stessa, e a chi ascolta, che la forza non coincide con il volume. La frase del titolo si incarna nella materia sonora: lo spirito non brucia, non si consuma, nonostante tutto. Collocata al centro dell’album, la traccia agisce come un cuore pulsante, meno immediato ma profondamente necessario.

A Sign che chiude l’album, riaccende la tensione con un’energia nervosa, viva, quasi elettrica. È un brano che non ammette distrazioni: ha urgenza, pretende attenzione. Il suono è diretto, ruvido, attraversato da una fisicità che rimanda ai club saturi di sudore e luci basse. La voce oscilla tra forza e fragilità, senza mai apparire costruita. Il ritornello libera, ma non consola: mette di fronte a una scelta. Tra le parti più tese e quelle più ariose si crea un dialogo continuo tra rabbia e speranza, cifra distintiva di un album che non rinuncia alla complessità emotiva.

Con “You Wish” le Dream Nails non cercano di essere più grandi o più rumorose: scelgono di essere più profonde. È un disco che interroga, che combatte, che si espone. Un lavoro che trasforma il punk in strumento di introspezione e la vulnerabilità in gesto politico. E in un’epoca di fratture e smarrimenti, questa resilienza rumorosa e cosmica suona come un atto di fede collettivo.

2026 | Marshall

IN BREVE: 3,5/5

Cinzia Milite
Classe '64. Nella vita faccio un sacco di cose rispettabili: pubblico libri per adulti e bambini, gestisco un blog letterario e faccio finta di sapere sempre dove sto andando. Eddie Vedder è mio fratello d’anima. Se fossi un animale, sarei un cane che dorme. Do Not Disturb.