Home RECENSIONI Flatbush Zombies – 3001: A Laced Odyssey

Flatbush Zombies – 3001: A Laced Odyssey

3001alacedodysseyIl campanilismo è sempre stata una delle forze propulsive dell’hip hop. Il nome del trio Flatbush Zombies trae ispirazione dal loro quartiere di origine, “Flatbush”, nel cuore di Brooklyn. Non troppo lontano dalla Bedford-Stuyvesant tanto amata da Spike Lee (vedi traccia quattro, A Spike Lee Joint), che ha dato i natali, tra gli altri,  a Jay-Z, Mos Def, BIG. Non troppo lontano anche da Williamsburgh, che negli ultimi anni ha visto uno dei più grandi fenomeni di gentrificazione in NYC.

È in questo contesto che il trio crea le basi per la nascita di nuovo movimento. Talvolta vengono compresi all’interno di un collettivo più esteso che annovera anche  i The Underachievers e i Pro Era di cui Joey Bada$$ è l’esponente principale. I Flatbush Zombies sono ormai attivi dal 2010 e solamente dopo sei anni escono con questo 3001: A Laced Odyssey, il loro primo LP. Godendo ancora del successo dei primi due mixtape, “D.R.U.G.S. (Death And Reincarnation Under God’s Supervision)” e “BetterOffDEAD”, che hanno ricevuto ampi consensi da parte di critica e pubblico e che riuscirono a fargli ottenere una serie di collaborazioni con artisti come A$ap Rocky, Danny Brown e Action Bronson. Le aspettative erano quindi alte per il loro album di debutto.

Il primo brano The Odissey le soddisfa pienamente: ”In a world full of haters a single group who clearly separate themselves from the rest / These 3 men scale the ends of the earth searching for truth and triumph”. Da notare, inoltre, Fly Away, in cui il rapper Meechy Darko sorprende con una voce profonda dallo stile un po’ “country”, quasi irriconoscibile. Meno “country” sono invece le tematiche: su una base di pianoforte, a farla da padroni sono esoterismo, magia e ciò che lo aspetterà dopo la vita terrena, per un brano che valeva la pena durasse più di due minuti e mezzo. Come non parlare del brano di chiusura Your Favorite Rap Song, tredici minuti in cui i primi sette mostrano le indubbie capacita di freestyle e per i restanti abbiamo registrazioni di fans. Proprio di quella fanbase che i Flatbush Zombies sono riusciti a costruirsi negli anni, che ha concesso loro il rispetto che meritano oggi.

La loro unicità risiede nell’essere stati tra i primi ad aggiungere una componente mistica e spirituale ai versi rap, dando una nuova visione psichedelica dell’hip hop sotto l’effetto di droghe stupefacenti, quali LSD e Mushrooms, distinguendosi fin dagli esordi per essere un gruppo particolarmente esplosivo e fuori dagli schemi. Ma essere i pionieri di un genere non legittima il non voler più innovare e sperimentare nuove forme. Tolto qualche brano, per il resto i Flatbush Zombies non apportano nessuna modifica rilevante e, causa anche il maggior rischio di un album rispetto a un mixtape, rimangono ancorati a uno stile che sei o sette anni fa poteva essere rivoluzionario, ma che ora molti hanno già rivisto o addirittura superato.

(2016, Glorious Dead)

01 The Odyssey
02 Bounce
03 R.I.P.C.D.
04 A Spike Lee Joint (feat. Anthony Flammia)
05 Fly Away
06 Ascension
07 Smoke Break (Interlude)
08 Trade-Off
09 Good Grief (feat. Diamante)
10 New Phone, Who Dis?
11 This Is It
12 Your Favorite Rap Song

IN BREVE: 3/5

Consulente ed ingegnere, ma prima ancora “music addicted”. Da sempre con sottofondo musicale a far da colonna sonora della mia vita.