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Flotsam & Jetsam – The End Of Chaos

In un 2019 cominciato sottotono, è l’old school a tenere alta la bandiera metal attraverso uno dei suoi interpreti più autorevoli, i Flotsam & Jetsam. Il combo americano, tra i primi esponenti di sempre del thrash metal nonostante l’origine (Arizona), è spesso riconosciuto anche tra i meno avvezzi al genere per essere la band di provenienza di un certo Jason Newsted prima che entrasse a far parte dei Metallica nel lontano ottobre 1986.

Ed è proprio grazie all’estro e alle liriche di Newsted che i Flotsam partorirono il disco che rimarrà nella storia come il più rappresentativo della band, quel “Doomday For The Deceiver” (1986) che sempre sarà considerato uno dei classici più autentici del thrash sound ottantiano. La carriera è lunga, gli alti e bassi plurimi e incontestabili ma questo non ha permesso a “A.K.” Knutson e soci di desistere dal continuare a scrivere musica, decennio dopo decennio.

The End Of Chaos vede innanzitutto l’ingresso in formazione del solido drummer giramondo Ken Mary, a sostituzione di un Bittner che poco più di dodici mesi fa ha preferito la corte di un altro grande act, gli Overkill. E Mary è scuramente un punto a favore per il sound globale del disco, aggiungendo un ritmo che dietro queste pelli non si sentiva da tempo e forse mai si è ascoltato in passato. Ma questa non è di certo l’unica nota positiva di un lavoro che stupisce e intrattiene canzone dopo canzone. “The End Of Chaos” è infatti un platter di una freschezza disarmante e che produce una quantità di hit quasi insensata. Difatti, senza esagerare per nulla, non un singolo pezzo può essere definito filler e anzi sono presenti alcune eccellenze come da anni i cinque di Phoenix non riuscivano a sfornare.

Due sono le caratteristiche principali di “The End Of Chaos”: innanzitutto la definitiva presa di posizione dei Flotsam nei confronti del thrash metal più puro, relegato in via quasi esclusiva alle seppur ottime Unwelcome Surprise e Sneaky Eye, a favore di un heavy metal energico e coinvolgente già anticipato in alcuni dischi passati. In seconda battuta, l’indiscussa capacità di A.K. e Michael Gilbert di onorare i grandi maestri della musica heavy senza scadere nel citazionismo e proponendo un sound comunque personale. Così se le strofe di Architects Of Hate (uno degli highlight qui presenti) fanno il verso alle linee vocali di un certo Rob Halford, il chorus di Demolition Man e Recover sono pura impostazione Dickinson, sorretti tra l’altro dal magistrale basso di uno Spencer sempre più guida tecnica del quintetto.

Bel lavoro, godibile dai più e dotato di una longevità inaspettata. In un’epoca in cui solo alcuni dei classici riescono a rinnovarsi nonostante carriere trentennali, i Flotsam & Jetsam dimostrano come con poche chiacchere e tanta sostanza si riesce ancora a rendere onore alla cosa più importante di tutte: l’heavy metal.

(2019, AFM)

01 Prisoner Of Time
02 Control
03 Recover
04 Prepare For Chaos
05 Slowly Insane
06 Architects Of Hate
07 Demolition Man
08 Unwelcome Surprise
09 Snake Eye
10 Survive
11 Good Or Bad
12 The End

IN BREVE: 4/5

Michele Brusa
Da sempre convinto che sia il metallo fuso a scorrere nelle sue vene, vive la sua esistenza tra ufficio, videogames, motociclette e occhiali da sole. Piemontese convinto, ama la sua barba più di se stesso. Motto: la vita è troppo breve per ascoltare brutta musica.