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Grimes – Miss Anthropocene

“Io, poeta della distruzione, dichiaro che il riscaldamento globale è cosa buona. Così sia, voi umani avete scolpito la vostra presenza sulla terra, per paura di essere dimenticati. Perché adesso vi disperate? Restate ciò che siete, abbracciate la morte, perché ne siete artefici. Quanta intelligenza occorre per sradicare una specie tanto resistente come la vostra. Perché adesso rinnegate il vostro potere? Questo è il più grande spettacolo dell’universo. Celebrate insieme a me la più imponente tra le estinzioni. È tempo per bruciare al doppio della luminosità alla metà del tempo”. Questa è una delle poche anticipazioni che Grimes ha dato tramite i suoi profili social, a firma Miss Anthropocene.

Grimes è un’artista difficile da maneggiare, come lo sono i suoi testi, descrittivi di un futuro post umano, come le sonorità o i videoclip, ambientati ora lungo le ventose strade di Montreal, ora con grotteschi protagonisti senza tempo (vedi “Flesh Without Blood”). Al pari, risulta assai complesso trovare una connessione tra il quinto album dell’artista canadese e tutto ciò che gli gravita intorno. Ridotto a pensiero elementare, sarebbe bello se Miss Anthropocene fosse semplicemente un concept sugli effetti distruttivi del surriscaldamento globale. Il tempo dell’Anthropocene, la misantropia, la teoria della simulazione, l’accelerazionismo, il transumanesimo, la mitologia greca, l’autolesionismo, il suicidio, tutti concetti collegati da un filo sottilissimo intessuto tra filosofia (a palate) e scienza (mai del tutto riconosciuta), sono solo alcuni tra i mille dettagli su cui si sono ritrovati a lavorare  GMUNK e Peiter Hergert,  creando uno tra gli artwork più complessi degli ultimi anni.

Dentro la copertina di “Miss Anthropocene”, dieci tracce (più cinque della deluxe edition, affatto secondarie) si nascondono dietro il linguaggio funzionale di Photoshop; insieme a loro, un conto alla rovescia verso il giorno del giudizio e  al centro Lei, Miss Anthropocene: regina maledetta dell’era post umana, metà donna e metà demone, distruttrice e sorridente, egoista e autolesionista, luminosa come l’avorio e sfuggente come l’olio. Le divinità maligne di “Miss Anthropocene” sono, al contempo, tutto e il suo esatto contrario: prima illuminano (So Heavy I Fell Through The Heart), poi intrappolano (Darkseid) o ancora confondono (Delete Forever), narcotizzano (My Name Is Dark), annebbiano (4ÆM), provocano (We Appreciate Power).

“Miss Anthropocene” è un album pensato appositamente per turbare, ma non per il tipo di tematiche trattate. È un progetto che confonde a livello sonoro perché, nonostante la ricchezza di follia e di deliri pre apocalittici che in questo periodo risultano amaramente coerenti, è probabilmente il disco più lento della carriera di Grimes. Ed è un album che, inevitabilmente, rappresenta per il pubblico della cantautrice una sorta di periodo “post Elon Musk”. Nonostante le critiche, Grimes è sempre stata coerente con la sua natura mutevole e para scientifica; la miriade di dettagli nascosti in “Miss Anthropocene” non servono a spostare l’attenzione su altro ma aumentano il valore di mercato di una grande ricamatrice di suoni e visioni.

In questo senso, l’artista canadese lascia ampia scelta all’ascoltatore, evitando di tralasciare anche il più piccolo dettaglio utile ad agevolare la comprensione del suo percorso: l’uomo e il suo intelletto, fautore delle più alte tecnologie, senza cui non esisterebbe alcun monitoraggio di cambiamento climatico globale, si estinguerà per lasciare posto a intelligenze artificiali meno distruttive e più ingegnose. Cos’è peggio? Cos’è che dovremmo desiderare?

È esattamente in quell’alternanza tra cacofonia e armonia che si posiziona Grimes, una terra di confine in cui non evita di prendere posizione ma confonde, descrivendo con voce morbida una catastrofe suburbana a tinte acide. È umana e si rivolge agli umani. Sprigiona una forza maligna ma colorata, sensuale ed elettrizzante, regalandoci il piacere immaginario di vivere in un mondo che non dovremmo augurarci. O forse sì?

(2020, 4AD)

01 So Heavy I Fell Through the Earth – Art Mix
02 Darkseid
03 Delete Forever
04 Violence – Original Mix (feat. i_o)
05 4ÆM
06 New Gods
07 My Name Is Dark – Art Mix
08 You’ll Miss Me When I’m Not Around
09 Before The Fever
10 IDORU
11 We Appreciate Power (feat. HANA)
12 So Heavy I Fell Through the Earth – Algorithm Mix
13 Violence – Club Mix (feat. i_o)
14 My Name Is Dark – Algorithm Mix
15 IDORU – Algorithm Mix

IN BREVE: 3,5/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.