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Have A Nice Life – Sea Of Worry

Nonostante si esibiscano raramente dal vivo, non godano di una copertura mediatica convenzionale, pubblichino a cadenza quinquennale album la cui essenza è racchiusa dentro booklet da settanta pagine su una setta religiosa esistita intorno al XIII Secolo, gli Have A Nice Life sono riusciti ad accaparrarsi una buona fanbase. “Deathconsciusness”, il doppio album di debutto uscito nel 2008 – con il booklet enciclopedico di cui sopra – che li ha trasformati velocemente da anonimi sconosciuti a portavoce degli alienati, possedeva e possiede a tutt’oggi un’aura e un magnetismo quasi impossibile da replicare.

Premesso questo, è impossibile nel caso degli Have A Nice Life prescindere dal loro approccio sofferente, suicida e nichilista. Tim Macuga e Dan Barrett non hanno mai nascosto il presupposto di partenza che muove le loro composizioni: autonomia totale, obiettivi condivisi, contraddizioni, home recording e auto produzione, necessità di fare cose straordinarie e intense con la propria vita, essere prolifici e non lasciare che nessuno ignori quello che facciamo, qualunque cosa accada. La creazione dell’arte come se non esistesse nessun altro al mondo, rappresenta esattamente la chiave dell’evidente cambiamento del duo statunitense e, nel caso di Sea Of Worry, l’evoluzione coincide con meno distorsione, più definizione, meno livelli lo-fi, melodie più pulite, battiti più delicati, vocalità più nitide.

Ultimo ma non poco trascurabile particolare, attestante la voglia di cambiamento della band, è la decisione di lasciarsi affiancare da un gruppo di musicisti ben strutturati: le chitarre di Joe Streeter, il basso di Myke Cameron, synth e percussioni gestiti da Rich Otero. “Sea Of ​​Worry”, terzo album del duo del Connecticut, è un disco pulito e melodico rapportato, ovviamente, al concetto di armonia degli Have A Nice Life. Si nota sin da subito, in particolare dalla opening track, che l’assenza di una massa sonora dolorante è stata sostituita da ritmi ballabili e atmosfere surf-goth, da rimandi ai Joy Division (Dracula Bells), dal tocco morbido dei synth di Science Beat e, anche quando i paesaggi si fanno più oscuri, questa stessa brillantezza permane nelle atmosfere gregoriane di Everything We Forget, nell’editing meno polveroso di Trespassers W e Destinos, entrambe contenute in “Voids” (raccolta di demo del 2010), più vicine alle nuove vesti del duo; brillantezza permanente anche nello shoegaze/post punk di Lords Of Tresserhorn, forse l’episodio più sperimentale dell’album.

È pur vero che, soprattutto Dan Barrett, ha abituato fin troppo bene il suo pubblico, mettendo in scena episodi da solista sporchi e rarefatti come Giles Corey, talmente autentico da non permettere un’assimilazione immediata di “Sea Of Worry”. Ma nel caso degli Have A Nice Life non tutto è come sembra e per chi si sentisse disorientato da questa virata stilistica, basti pensare che i temi dell’album sono ancora frustranti, difficilmente decifrabili e pieni di rimandi religiosi: il nonsense nel contestare il fanatismo religioso altrui, perché di fatto appartiene a tutti noi, sotto altre forme o declinazioni (Dracula Bells), il peccato come atto imprescindibile ma comunque condannabile (Trespassers W) e infine i tredici minuti di Destinos, di cui i primi sette non sono altro che un sermone (o un delirio?) sulla dottrina biblica dell’inferno.

“Sea Of Worry” è carente della scintilla che ha caratterizzato gli Have A Nice Life, la cosa è evidente ma anche perfettamente comprensibile. Nonostante questo, gli Have A Nice Life continuano a dimostrare che il loro livello di produzione è talmente alto da poter rappresentare un’ottima bussola per chi abbia voglia di scavare a fondo nella propria mente, facendo arte senza pensare al ritorno economico.

(2019, The Flenser)

01 Sea Of Worry
02 Dracula Bells
03 Science Beat
04 Trespassers W
05 Everything We Forget
06 Lords Of Tresserhorn
07 Destinos

IN BREVE: 3/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.