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Jennifer Gentle – S/T

Non è una casualità che i Jennifer Gentle riescano a ricavarsi uno spazio in porzioni cerebrali non ancora intaccate dal marasma mediatico, nonostante il continuo bombardamento di proposte musicali e una loro assenza prolungata per oltre nove anni. E c’entra poco la circostanza che a tutt’oggi siano principalmente ricordati come la prima band italiana messa sotto contratto dalla Sub Pop Records. Evitando di elencare tutte le collaborazioni di cui Marco Fasolo è stato protagonista, è abbastanza evidente che nel suo caso non sia sbagliato parlare di sostanza e di una capacità congenita atta a trasmettere curiosità a chiunque si approcci al progetto; la stessa smania di scoperta e audio-gioco di cui Fasolo è inevitabilmente untore.

La sua versatilità melodica ha fatto sì che, archiviata la produzione e le atmosfere multietniche del progetto I Hate My Village, Fasolo rimettesse presto mano a un portafogli mai sprovvisto di idee e materiale sonoro. E se David Bowie e i Talking Heads hanno costruito interi capitoli delle rispettive carriere sul simbolismo e l’approccio visivo del teatro kabuki, nel suo settimo lavoro a marchio Jennifer Gentle, Fasolo lo sfrutta come base di partenza per sintetizzare i cambiamenti umorali del disco, iniziando dalla copertina: ambigua, carnevalesca, femminile, infantile, cinematica.

Le diciassette tracce si susseguono attraverso rimandi  beatlesiani (Oscuro) e lennoniani (Only In Heaven), pinkfloydiani (What In The World), wilsoniani (More Than Ever), morriconiani (Argento), industrial (My Inner Self) e psych funk (Guilty). Questo omonimo Jennifer Gentle non ha un colore preciso e non segue una traiettoria predeterminata, a eccezione forse di una tra le poche costanti che hanno accompagnato la vita del progetto padovano: lo spirito di Joe Meek, così naïfe al tempo stesso sinistro, aleggiante non solo in Love You Joe, dedica esplicita al geniale produttore, ma anche in Temptation.

Tra i meriti di Marco Fasolo – inutile fare finta di niente, ormai i Jennifer Gentle sono pressoché esclusivamente roba sua – rientra quello di rappresentare una rarissima testimonianza nazionale di come sia possibile dare un tocco di eleganza a un tema giocoso, senza mai risultare disarmonico o, peggio, ridicolo.

(2019, La Tempesta)

01 Oscuro
02 Just Because
03 Beautiful Girl
04 Love You Joe!
05 Temptation
06 Guilty
07 Argento
08 Only In Heaven
09 Do You Hear Me Now?
10 You Know Why
11 What In The World
12 More Than Ever
13 My Inner Self
14 Swine Herd
15 Spectrum
16 Where Are You
17 Theme

IN BREVE: 3/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.