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Karen O – Crush Songs

crushsongsDurano in tutto appena 25 minuti ma non ne capiamo il senso. Sono demo? Sono bozze? Sono dei non-sapevo-cosa-fare-quindi-ho-registrato-queste-15-canzonette? Domande inquietanti che emergono al termine di Crush Songs. Per il suo primo vagito solista, Karen O degli Yeah Yeah Yeahs sceglie la scarna formula con voce e chitarra acustica sulle orme di un songwriting folk intimista che non decolla mai, che non tocca mai l’anima.

Il suono è lo-fi e forzatamente rudimentale come se queste fossero registrazioni da cameretta. Karen ci regala sublimi sbadigli con le sue cantilenanti serenate tutte uguali e dalla durata media di un minuto e mezzo e giunti a NYC Baby, sesto brano in scaletta, è richiesto un cuscino per poggiare la testa o l’intervento di qualcuno che ci pizzichi la guancia.

Sembra che in So Far e Body stia per succedere qualcosa che possa cambiare le sorti dell’album, si sente vibrare qualche variazione sulla noiosa formuletta e invece nulla, sono solo vaghe illusioni. Nella mischia c’è pure una cover di Indian Summer dei Doors, che non aggiunge nulla alla storia del brano.

Sul serio, perché dovremmo dilungarci su un album così? Cosa vuole dirci Karen O se non che per un giorno s’è annoiata a morte e ha pensato bene di rivelarcelo con queste canzoncine? “Crush Songs” è fastidioso perché ostenta un’innocenza e una semplicità che, invero, sono totale assenza di idee (King è urticante). Esce per la Cult Records di Julian Casablancas.

(2014, Cult Records)

01 Ooo
02 Rapt
03 Visits
04 Beast
05 Comes The Night
06 NYC Baby
07 Other Side
08 So Far
09 Day Go By
10 Body
11 King
12 Indian Summer
13 Sunset Sun
14 Native Korean Rock
15 Singalong

IN BREVE: 1/5

Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.