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Korey Dane – Youngblood

youngbloodC’è aria fresca, una disinvoltura aggregante, quella che scorre gentilmente nel nuovo e terzo disco del folk-rocker californiano Korey Dane, Youngblood, una infilzata di brani trasognati in cui prevalgono melodie, ballate e quelle scene classicamente “american thing” che – con chitarre, mellotron, glockenspiel e tutto l’armamentario strumentale del country – fa e rimette a galla sensazioni mai sopite.

Elegante come un Johnny Cash in You’ll Be Had, visionario alla pari dei Son Volt di Jay Farrar in Little Dream e cullante sulle infinite strade blu dei Wilco in Julius Verne, Dane in queste dodici tracce maneggia armonie di pregio. Oddio, nulla di nuovo per essere sul pezzo cronistico, ma se si amano certe “scarrozzate” yankee da viaggio e d’amore, qui dentro ci si sta bene, benissimo, quasi quaranta minuti di piacevolezze e “America a tutto tondo” che non fanno rimpiangere nulla del tempo concessogli.

Se non memorabile, certamente un lavoro apprezzabile, tanto che I’m Your Man, Louisiana SundanceHeaven  Won’t Let Me In paiono fare la linguaccia a tutti coloro che arricciano il naso girando alla larga.

(2015, Innovative Leisure)

01 Jules Verne
02 Let It Be Just For Fun
03 I’m Your Man
04 Little Dream
05 Pony & The Kid
06 Louisiana Sundance
07 You’ll Be Had
08 Thieves
09 Blue Limping Phoenix (Seeds Of A Watermelon Heart)
10 Heaven Won’t Let Me In
11 The Lion & The Keeper

IN BREVE: 3/5

Max Sannella
Giornalista e critico musicale da tempo, vivo nella musica per la musica, scrivo di suoni, sogni e segni per impaginare gli sforzi di chi dai sistemi sonori e dalle alchimie delle parole ne vuole tirare fuori il ritmo vitale dell’anima.