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Lower Dens – Escape From Evil

escapefromevilDa Baltimora il canto chiaro/fosco dei Lower Dens capitanati dal languido sospiro di Jana Hunter, sospiro racchiuso nelle dieci tracce che sono l’ossatura del nuovo disco Escape From Evil, mix di romanticismo noir e synth pop, ranghi sonici che la band ha sempre messo in circolo, la loro è arte fumosa che prende dal passato la linfa vitale per tornare a raccontare quelle ventate waveing da cui estraggono la propria stilistica.

Chitarre, riverberi, echi che fluiscono in materia organica, rivelano tutta l’attitudine sincera di un qualcosa comunque in controtendenza alle solite mosse revivalistiche e anche dove gli americani generano l’evoluzione necessaria per suggestionare ascolti variegati; certo gli anni ’80 fanno parata, molti i refrain e i backing vocals, altrettante le linee percussive di basso, ma la solennità di questo “maledetto oblio” fa cifra, anche all’infuori dei consueti dettami estetici di una era irripetibile.

Ottimo il becchettare di Ondine, la leggera convulsione di Quo Vadis, Electric Current, la plastica synth che copre Non Grata o lo shake che scombussola Company, tutto funziona come una giostra dei desideri, ci sali su, ci fai un giro e poi non vorresti mai scendere; per essere il loro terzo album, ancora si mantengono alla grande.

(2015, Ribbon Music)

01 Sucker’s Shangri-La
02 Ondine
03 To Die In L.A.
04 Quo Vadis
05 Your Heart Still Beating
06 Electric Current
07 I Am The Earth
08 Non Grata
09 Company
10 Société Anonyme

IN BREVE: 3/5

Max Sannella
Giornalista e critico musicale da tempo, vivo nella musica per la musica, scrivo di suoni, sogni e segni per impaginare gli sforzi di chi dai sistemi sonori e dalle alchimie delle parole ne vuole tirare fuori il ritmo vitale dell’anima.