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Mogwai – As The Love Continues

La musica, si sa, è un liquido. S’incunea, cambia forme in base al percorso. Non trova ostacoli se il flusso è robusto. È un fiume che trabocca. Una piena. Non c’è virus che tenga. Nulla di nulla. Città deserte. Piccioni sbigottiti a orientarsi in distese di cemento spopolate. Ma la musica è lì che scorre tra le finestre rimbalzando con in un film apocalittico. Come un blob. Come l’amore. Che è liquido pure lui. Che scorre a prescindere dagli impedimenti, anzi: più intralci incontra e più dilaga.

Non ce l’ho fatta a far dire a Barry Burns che il nuovo disco dei Mogwai è un omaggio all’amore che, come la musica, ha vinto il Covid-19 durante il lockdown mondiale. Non ce l’ho fatta ed è giusto così. Troppe mappe ai Mogwai non sono mai piaciute. Troppe indicazioni, libretti d’istruzione, sono la storica idiosincrasia della band scozzese. Sta di fatto che As The Love Continues, il decimo disco della loro discografia, è un tassello importante perché fa rinascere il post rock morto e sepolto da tempo. Lo fa nell’anno in cui ce n’è più di bisogno. C’è bisogno di musica. Di suoni, trame, bagni d’umore, colonne sonore dei pensieri di tutti.

E la distanza è la parola chiave: lungo l’anno funesto 2020 la band prende possesso del Vada Studios, nel Worcestershire, due ore d’auto dal Galles. Il produttore Dave Fridmann, invece, è bloccato a Cassadaga, nello stato di New York. Sessioni di musica e chat su zoom. Contraddizioni di un mondo velocissimo, appiccicato come colla e poi improvvisamente distante, diviso, invalicabile, dis(infettato).

Ma come detto, i Mogwai, c’entrano il punto. Le undici tracce di questo albo sono un viaggio senza limiti. Lo è ad esempio il vagare notturno di Midnight Flit: synth e batterie piovono a grandine su una città al buio, con l’arrivo poi di violini a illuminare la scena come i migliori lampi di cui avete memoria. Oppure l’incedere caldo di Drive The Nail, con chitarre Mogwai in pieno feedback anni ‘90 che trovano seguito anche in Ceiling Granny: forse il pezzo più aggressivo del lotto, contraltare di Pet Stains, il più morbido della saga.

In mezzo i due singoli che odorano di mondo: Ritchie Sacramento e Dry Fantasy, quasi due manifesti. Chitarre sgualcite e cantato nella prima, sintetizzatori e geografie nella seconda, che s’alzano in volo planare. E in volo planare c’è il quadro di tutto. Palazzi piatti, strade che si perdono, gente che esce guardandosi negli occhi per la prima volta. I suoni della suite finale, It’s What I Want To Do, Mum, sono sette minuti di rese dei conti. Il tempo è adesso. È adesso che dobbiamo scegliere cosa fare e cosa essere. Adesso.

(2021, Rock Action)

01 To The Bin My Friend, Tonight We Vacate Earth
02 Here We, Here We, Here We Go Forever
03 Dry Fantasy
04 Ritchie Sacramento
05 Drive The Nail
06 Fuck Off Money
07 Ceiling Granny
08 Midnight Flit
09 Pat Stains
10 Supposedly, We Were Nightmares
11 It’s What I Want To Do, Mum

IN BREVE: 4/5

Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.