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Neneh Cherry – Blank Project

blankprojectDiciotto anni sono un’eternità nel vorace panorama musicale, dove la pausa fisiologica concessa dalla memoria del grande pubblico a un artista s’aggira intorno ai due anni, colpa anche delle cadenze discografiche che “industrializzano” il processo creativo.

Diciotto anni sarebbero tantissimi anche per pop star acclamatissime, figuriamoci per chi, tra il grande pubblico, è ricordata per soli tre singoli, l’ultimo di metà anni Novanta. Ma noi che siamo degli antiquari e che godiamo di una memoria elefantiaca, Neneh Cherry non l’abbiamo dimenticata e siamo ben felici che sia tornata con un album solista nuovo di zecca. Ben diciotto anni dopo l’ultimo sussulto.

Lo scorso anno la Cherry è ricomparsa da dietro le quinte con il trio scandinavo The Thing capeggiato da Mats Gustafsson per “The Cherry Thing”, convergenza di avant-pop e improv-jazz dai risultati più che pregevoli. Distante ormai miglia dalle influenze portisheadiane di “Man”, ovvero l’album dei singoloni “Woman” e “7 Seconds” con Youssou N’Dour, la Cherry fa tesoro della recente esperienza assimilandone la grammatica sperimentale e ponendola al servizio di canzoni pop destrutturate, dominate dai vuoti, più che dai pieni.

A celebrare il battesimo di Blank Project ci pensa Across The Water, ultraminimale e scarnificato soul sorretto da una solitaria percussione e dal leggero riverbero sulla voce. Un chiaro manifesto d’intenti, non sarà affatto un album convenzionale. La title-track infatti riparte accendendo i tumulti post-punk dei Liars, mentre gli arabeschi di Naked percorrono il linguaggio fusion dei dimenticati Ekova. L’oscuro incedere di Spit Three Times sembra venire fuori dai Massive Attack di “Heligoland”, il ritmo quasi samba di Cynical ammicca a Kate Bush, 422 penetra tra le perle di luci notturne di una metropoli addormentata. Non ci sono hit, neanche il duetto di Out Of The Black con la stellina del pop svedese Robyn potrebbe mai bucare le classifiche. Eppure è tutto fluido e intrigante, nessuna traccia induce a cali di attenzione.

Disco affascinante per la sua minimale complessità – mi si passi il paradosso –, “Blank Project” rilancia le quotazioni di Neneh Cherry lontano dagli alti indici di vendita, inaugurando un nuovo percorso artistico in grado di solleticare l’interesse dei palati più esigenti. Produce Keiren Hebden, conosciuto ai più come Four Tet.

(2014, Smalltown Supersound)

01 Across The Water
02 Blank Project
03 Naked
04 Spit Three Times
05 Weightless
06 Cynical
07 422
08 Out Of The Black
09 Dossier
10 Everything

IN BREVE: 4/5

Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.