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Pinkish Black – Bottom Of The Morning

bottomofthemorningSe il disco numero tre della discografia di una band qualsiasi è spesso quello che decifra e ne afferma la maturità, con questo Bottom Of The Morning i texani Pinkish Black di sicuro avanzeranno la pretesa di guadagnarsi un posto eccellente nelle collezioni musicali di chi ama il buio pesto come soundtrack della propria esistenza.

Il duo americano pesta duro, le loro credenziali stilistiche spesso non trovano – per via di talune estremizzazioni – una “parrocchia” di appartenenza, ma i territori bluastri e fangosi che incrociano doom e psych rock, maneggi gotici e una dose massiccia di sangue lugubre, la dicono lunga circa le frequentazioni ansiose che i nostri tengono in caldo. Sette tracce e una bonus per un disco nero antrace, che pesta duro e destabilizza ben bene, tracce che sembrano i tratteggi soggettivi di film horror, sequenza sonore e aliene che prendono molta della loro energia negativa da certi Mr. Bungle, Locrian, Goblin e Grave Pleasure, per dirne alcuni. Una realtà che congiura una maestosa pazzia esecutiva a chiunque intercetti la sua traiettoria.

Una voce baritonale guida il fasto black, chitarre compresse e doom fanno la parte di ambasciatrici di un mondo sotterraneo proiettato nel cosmo, quasi una sacrale messa mefistofelica che ha i suoi picchi indiavolati nel caos dilatato di Special Dark e I’m All Gone, nell’incedere panzer di Everything Must Go e nel doom più doom che si possa pensare di The Master Is Away. Ciò che viene prima, dopo e durante vi attaccherà al muro.

(2015, Relape)

01 Brown Rainbow
02 Special Dark
03 I’m All Gone
04 Burn My Body
05 Everything Must Go
06 Bottom Of The Morning
07 The Master Is Away
08 New Dawn Fades (bonus track)

IN BREVE: 3/5

Max Sannella
Giornalista e critico musicale da tempo, vivo nella musica per la musica, scrivo di suoni, sogni e segni per impaginare gli sforzi di chi dai sistemi sonori e dalle alchimie delle parole ne vuole tirare fuori il ritmo vitale dell’anima.