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Soccer Mommy – Color Theory

Prima degli inizi del Novecento, pediatria e psicologia erano due realtà scientifiche ben distinte e separate. Solo grazie all’apporto di Donald Winnicot le fasi neonatale, infantile e adolescenziale furono trattate alla stessa stregua della psicologia in età adulta, con grandi passi avanti nella scoperta di quanto potesse essere impattante, in termini di salute mentale di un potenziale adulto, l’aver beneficiato di una crescita sana, corretta e sufficientemente spensierata.

Sophie Allison aka Soccer Mommy ha ventidue anni, una madre malata di cancro da quando lei ne aveva dodici, un’adolescenza asfaltata da disturbi invisibili: dismorfofobia e depressione sono solo quelli di cui l’artista ha parlato pubblicamente. Il suo debutto ufficiale, avvenuto nel 2018 con l’album “Clean”, ha rivelato una brillante abilità dell’artista di Nashville nel processo compositivo, con l’unica critica di non essere ancora matura, nei testi, quanto altri colleghi o colleghe, in ogni caso più grandi di lei anagraficamente. Eppure con la sua seconda uscita, Soccer Mommy è riuscita ad articolare un dialogo con se stessa, mettendo in contatto la sua realtà interna con quella esterna, talmente complesso e doloroso da risultare difficilmente praticabile anche da chi ha il doppio della sua età.

Color Theory è un cunicolo spaziotemporale tra l’infanzia di Allison e l’inizio della sua vita da adulta, tramite cui l’artista scandaglia i fondali della sua storia familiare al fine di comprendere meglio la propria salute mentale. Tre le sezioni cromatiche cui si riferisce il titolo: il blu, il suo disagio, la sua vita, il suo dolore (BloodstreamCircle The DrainRoyal Screw UpNight SwimmingCrawling In My Skin); il giallo, come si sviluppa e si adatta la personalità di una ragazzina di fronte alla malattia della madre (Yellow Is The Color Of Her EyesUp The Walls); infine il grigio, il terrore del distacco e della perdita, della morte (LucyStainGrey Light).

E mentre i testi dell’album permettono di ricostruire senza troppe difficoltà  molti aspetti di un percorso a tutt’oggi non semplice da gestire, i ritmi, i suoni e il temperamento di “Color Theory” sono lenti, sottili, pazienti come gli accordi di chitarra di Royal Screw Up che si allungano fino a toccare una sezione di archi, le atmosfere assonate di Night Swimming o i passaggi sgualciti di Crawling In My Skin. La dimensione spaziotemporale di cui si diceva prima ha una centralità non indifferente negli aspetti sonori dell’album, trattati non a caso con una tastiera di campionamento a lettura dei sample su floppy disk, come se il suono dei ’90 fosse stato ibernato e decongelato vent’anni dopo (per intenderci Ensoniq ne ha prodotto in grosse quantità fino al 1998, dal 2005 circa in poi sia i mezzi che i supporti sono diventati virtuali).

Rispetto a “Clean”, “Color Theory” non contiene né sorprese né colpi di scena e forse questa calma spensierata contenuta in Bloodstream – con ben altri significati naturalmente – lo macchia di una certa monotonia. Ma non è questo il tempo di soffermarsi su cosa vada e cosa no nella carriera di un’artista che, nonostante la giovane età, manifesta il bisogno catartico di estetizzare ancora molti lati oscuri della sua vita e sembra anche riuscirci molto bene. Non aspettiamo altro. 

(2020, Loma Vista)

01 Bloodstream
02 Circle The Drain
03 Royal Screw Up
04 Night Swimming
05 Crawling In My Skin
06 Yellow Is The Color Of Her Eyes
07 Up The Walls
08 Lucy
09 Stain
10 Gray Light

IN BREVE: 3/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.