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The Ocean – Phanerozoic I: Palaeozoic

Nel calderone dello sludge metal più moderno (in pratica tutto quanto, sotto varie e innumerevoli forme, è nato seguendo almeno parzialmente i dogmi dettati dai Mastodon) c’è di sicuro una band che merita un’attenzione e un successo particolare e non solamente per l’età anagrafica del tutto similare a quella dei mostri di Atlanta. I The Ocean rappresentano senza dubbio uno dei punti più elevati che la musica di derivazione metal possa vantare negli ultimi dieci anni, tra tematiche profonde, un sound di complessità invidiabile e live show di livello ben superiore alla media. Phanerozoic I: Palaeozoic esce a cinque anni di distanza da quel capolavoro che risponde al nome di “Pelagial”, un disco che ben aveva riscattato il collettivo di Berlino dopo il mezzo passo falso di “Anthropocentric” e li aveva celebrati (finalmente) come band artisticamente dominante.

Il mondo dei The Ocean è costruito intorno a una narrazione su più livelli, in cui l’evoluzione della terra e delle sue primigenie forme di vita è strumento per pensieri di stampo filosofico. “Phanerozoic”, primo di un doppio album che non vedrà completamento prima del 2020, è permeato di riferimenti al lavoro di Nietzsche e al rapporto dell’uomo con il tempo, il tutto raccontato nel contesto cambrico di comparsa della vita sulla terra. Nonostante il continuo sviluppo del sound dei The Ocean, “Phanerozoic” è un platter più terreno e meno etereo del suo predecessore.

Come l’acqua era l’elemento preponderante in “Pelagial”, magistralmente espresso in composizioni più cangianti e multiformi rispetto al passato, qui è la terra a essere la costituente principale e la musica ne rappresenta perfetto veicolo. I ritmi accelerano, si fanno più serrati e costanti. C’è meno spazio per arrangiamenti melodici nonostante il disco sia comunque un massiccio esempio di sludge e post-metal dalle tinte progressive di cinquanta minuti, con tracce dalla durata media elevata e dalla costruzione decisamente articolata.

Ma quella che è l’abilità preponderante dell’ensemble tedesco è la capacità innata a creare composizioni complesse dalla eccezionale fruibilità. Sia che spingano sull’acceleratore (Cambrian II: Eternal Recurrence), sia che contengano i ritmi (Silurian: Age Of Sea Scorpions) i The Ocean riescono ancora una volta nel compito di coinvolgere l’ascoltatore di ogni estrazione senza particolare difficoltà, tra partiture che possono ricordare le atmosfere dei Tool come in Devonian: Nascent e una versione più progressiva e arrabbiata degli ISIS di “Oceanic” (Ordovicium: The Glaciation Of Gondwana)

Qualsiasi ne sarà l’effettivo retaggio storico (a parer di chi scrive: enorme) i The Ocean proseguono un percorso di eccellenza ormai difficilmente dissolubile e aggiungono un altro LP di fattezza esemplare a una carriera che tra alti e bassi si dimostra del tutto completa nel picco espressivo. Nell’attesa di cosa ancora potranno regalarci, “Phanerozoic” si attesta senza difficoltà tra i picchi compositivi del 2018 per struttura, pensiero e realizzazione, un viaggio che potrebbe essere perfetto se solo mostrasse più coesione (a livello musicale) tra i vari brani ma che rimane un esempio pressoché totale di metallo moderno.

(2018, Metal Blade)

01 The Cambrian Explosion
02 Cambrian II: Eternal Recurrence
03 Ordovicium: The Glaciation Of Gondwana
04 Silurian: Age Of Sea Scorpions
05 Devonian: Nascent
06 The Carboniferous Rainforest Collapse
07 Permian: The Great Dying

IN BREVE: 4/5

Michele Brusa
Da sempre convinto che sia il metallo fuso a scorrere nelle sue vene, vive la sua esistenza tra ufficio, videogames, motociclette e occhiali da sole. Piemontese convinto, ama la sua barba più di se stesso. Motto: la vita è troppo breve per ascoltare brutta musica.