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The View – Ropewalk

ropewalkLa notizia che NME chiuda nella sua veste tradizionale e diventi un giornale free press non mi fa strappare i capelli e soprattutto non mi sorprende: una naturale evoluzione per via del tanto, troppo sensazionalismo che ha contraddistinto questa rivista negli ultimi quindici anni. A farne le spese (in positivo) sono state nel corso del tempo tante band lanciate a cadenza semestrale come nuova next big thing d’oltremanica.

Nel 2007 i fortunati erano stati gli scozzesi The View, che oltre qualche discreto singolo non sono mai andati, eccetto una straordinaria cover in salsa lo-fi di “Listen Up” degli Oasis (probabile lo zampino di Owen Morris, produttore di entrambe le band). La storia si ripropone con Ropewalk, quinto album della loro carriera che vede alla produzione Albert Hammond Jr. e Gus Oberg, rispettivamente chitarrista e collaboratore di lunga data degli Strokes.

Le mani sapienti si sentono e si apprezzano: ogni suono sta al punto giusto e quando le canzoni sono supportate anche da buone melodie (Under The Rug, Psychotic), il risultato è più che soddisfacente. Le gradevoli atmosfere folk che avvolgono il disco non bastano però a giudicarlo del tutto convincente, visto che tanti brani palesano i parecchi limiti compositivi tipici dei The View (Marriage e Tenement Light ne sono dei chiari esempi). Un cenno a parte merita la calda voce di Kyle Falconer (davvero simile a quella del connazionale Paolo Nutini, che ha collaborato in passato con la band), che però da sola non cambia il giudizio sul disco.

“Ropewalk” rimane comunque un lavoro che si fa ascoltare (a tratti risulta più che piacevole), grazie al quale i The View proseguono più che dignitosamente la loro carriera da mezzi miracolati del brit rock. Diciamo la verità: chi non vorrebbe essere al posto loro?

(2015, Cooking Vinyl)

01 Under The Rug
02 Marriage
03 Living
04 Talk About Two
05 Psychotic
06 Cracks
07 Tenement Light
08 House Of Queue’s
09 Penny
10 Voodoo Doll

IN BREVE: 2/5

Karol Firrincieli
Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Già farmacista, ha messo su la sua piccola impresa turistica. Scrive per Il Cibicida dal 2009.