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Tinariwen – Amadjar

Un fenomeno abbastanza frequente nella lettura dei comunicati stampa che precedono un disco nuovo è l’inevitabile sensazione di gonfiamento delle aspettative rispetto alla resa reale del disco stesso, vedi The Black Keys, The Soft Cavalry, Of Monsters And Man, solo per fermarci a metà del 2019.

Con i Tinariwen il discorso è diverso e diciamocelo chiaro: si vince anche facile. Perché ogni singola parola portata nero su bianco dal collettivo Maliano, che si tratti della loro bio o che sia utile a presentare un nuovo disco alla stampa, non è mai un barocchismo o una rimpolpatura per colpire l’ascoltatore. La vera rivoluzione dei Tinariwen non consiste tanto nell’aver aggiunto chitarre acustiche o elettriche nel mondo folk del nord Africa (lo aveva già fatto Ali Farka Toure con la musica Songhai, mentre la Super Rail Band invadeva Bamako con le chitarre elettriche), ma i Tinariwen sono stati i primi a raccontare un altro volto del popolo nomade del deserto, non violento né guerrigliero, in cui la donna è guardiana dell’alfabeto e viaggia a volto scoperto.

I Tinariwen non incidono dentro uno studio a una manciata di km da una zona desertica, registrano in coordinate non precisare del Sahara, dentro un furgone adattato a studio di fortuna. Non è una novità per il collettivo maliano quella di suonare e registrare in zone desertiche (“Tassili” del 2011 prende il nome dal canyon in cui fu registrato, al confine tra l’Algeria e la Libia, “Elwan” ha visto la luce nel 2017 tra il Joshua Tree e l’oasi marocchina M’Hamid El Ghizlane). Il bassista Eyadou ag Leche la chiama ishumar, la nascita di un suono o di una parola mentre ci si muove o si è in esilio. La cifra stilistica dei Tinariwen non è mai cambiata in quasi quarant’anni e Amadjar, con le sue chitarre sghembe, i ritmi circolari e le voci ellittiche non fa eccezione.

Da quanto riportato, l’album non fa uso di post produzione se non per l’aggiunta del violini di Warren Ellis (meravigliosamente inquietante nell’incipit di Tenere Maloulat), le chitarre secche e ipnotiche di Stephen O’Malley in Wartilla, Zawal o Amalouna (in una veste del tutto nuova rispetto a quella dei Sunn O))) cui ci ha abituati), il mandolino e il charango  di Micah Nelson che veste di blues Taqkal Tarha, Cass Mc Combs voce e chitarra acustica in Kel Tinawen, Rodolphe Burger e le sue chitarre in Iklam Dglour. “Amadjar” è strada, polvere e deserto ma c’è una meta da raggiungere.

I dodici giorni di viaggio, da Taragalte, nel Sud del Marocco, a Nouakchott, che separano i Tinariwen da Noura Mint Seymali, sono per il collettivo maliano come un  rito preparatorio propedeutico a improvvisare insieme all’artista mauritana e il marito, il  chitarrista Jeiche Ould Chigaly , per quindici giorni di sessioni desertiche di fronte a un pubblico di scorpioni (e no, neanche questo è un rimpolpamento): il risultato è la tempesta perfetta di psichedelia e sensualità di Zawal e Amalouna.

Questa è musica che ha bisogno di spazio per andare lontano, per raccontare il nomadismo kel tamashek e far sì che la loro tradizione non venga dimenticata o, peggio, venga ricordata solo per esotismo. È musica nomade perché fatta su strada, perennemente in bilico tra latitudini e longitudini sfuggenti. “Tinariwen are poet-guitarists and soul rebels from the Southern Sahara desert. Their music expresses the aspirations of their people, the KelTamashek or ‘Touareg’ of the southern Sahara desert. The guitar is theirweapon. Simplicity is Freedom”. Che la sabbia li nasconda e la notte li protegga perché possano continuare a  ospitarci dentro le loro tende, bevendo tè e suonando di fronte a un pubblico di scorpioni.

(2019, Wedge / PIAS)

01 Tenere Maloulat (feat. Warren Ellis)
02 Zawal (feat. Warren Ellis, Noura Mint Seymali & Jeiche Ould Chighaly)
03 Amalouna (feat. Noura Mint Seymali & Stephen O’Malley)
04 Taqkal Tarha (feat. Micah Nelson)
05 Anina
06 Madjam Mahilkamen
07 Takount (feat. Noura Mint Seymali)
08 Iklam Dglour (feat. Warren Ellis & Rodophe Burger)
09 Kel Tinawen (feat. Cass McCombs)
10 Itous Ohar (feat. Cass McCombs)
11 Mhadjar Yassouf Idjan (feat. Warren Ellis)
12 Wartilla (feat. Warren Ellis & Stephen O’Malley)
13 Lalla

IN BREVE: 4/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.