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Turnover – Peripheral Vision

peripheralvision“Feed Your Head” esclamavano i Jefferson Airplane. Nutri la tua zucca e cambia il tuo essere e il modo di intendere la musica. Parole prese alla lettera dagli americani Turnover, Eric Soucy, Austin e Casey Getz, Denny Dempsey, che col nuovo disco Peripheral Vison sterzano senza mezzi termini dal punk con cui si erano fatti conoscere nel debutto “Title Fight” per approdare in un ampio e aerato indie pop, un nuovo percorso che all’inizio fa rimanere indifferenti poi, dando un due o tre giri di rodaggio, qualcosa entra, ma l’insoddisfazione dell’ascolto rimane lì, sospesa tra dubbi e spaesamento.

Non che il disco sia orfano di calibri e scenari evocativi, solamente che di indie rarefatti il mercato underground ne è strapieno e non sa più come “smerciarne” i fiumi in piena, dunque un disco che sicuramente andrà a confondersi, omologarsi, assorbendosi nella mole industriale del tutto. Tuttavia momenti che spiccano e non incappano in stilemi da musica iperprodotta ce ne sono, non molti ma quel poco che basta per passare i nostri dentro un ascolto rilassato e benefico.

Undici momenti poppies per chi ama la brezza primaverile e la leggerezza della musica che non chiede nulla in cambio, brani anche ben fatti come New Scream, Humming e Diazepam, piccoli scombussolamenti ritmati come Take My Head o la ballatina timidona I Would Hate You If I Could, ma poi la sensibilità appena instaurata scompare e poco rimane per ripetersi. Della serie “si può dare di più”.

(2015, Run For Cover)

01 Cutting My Fingers Off
02 New Scream
03 Humming
04 Hello Euphoria
05 Dizzy On The Comedown
06 Diazepam
07 Like Slow Disappearing
08 Take My Head
09 Threshold
10 I Would Hate You If I Could
11 Intrapersonal

IN BREVE: 3/5

Max Sannella
Giornalista e critico musicale da tempo, vivo nella musica per la musica, scrivo di suoni, sogni e segni per impaginare gli sforzi di chi dai sistemi sonori e dalle alchimie delle parole ne vuole tirare fuori il ritmo vitale dell’anima.