Home EXTRA ANNIVERSARI Foo Fighters: 25 anni del self titled

Foo Fighters: 25 anni del self titled

“Il primo disco dei Foo Fighters non era pensato per essere un album, era un esperimento per divertimento. Stavo solo cazzeggiando. Alcuni testi non erano nemmeno parole vere”, così si espresse in merito a Foo Fighters Dave Grohl nel 2011. Erano passati pochi mesi dalla morte di Kurt Cobain, in quel maledetto Aprile del 1994, e l’uomo buono del rock era in uno stato di profonda depressione che gli rendeva difficoltoso sia ascoltare la musica che suonare gli strumenti, tanto da esser perfino arrivato a pensare di lasciar perdere la carriera musicale. Perché ogni volta che Dave sedeva alla batteria non riusciva a smettere di pensare ai Nirvana.

La sua prima esibizione musicale, in seguito alla fine del gruppo, fu con i The Backbeat Band agli MTV Movie Awards del Giugno 1994, durante i quali fu invitato da Mike Watt a prendere parte al suo album “Ball-Hog Or Tugboat?” (1995). Fu allora che Dave iniziò a pensare a un progetto musicale tutto suo, una sorta di terapia per riuscire a ritrovare la propria strada. L’artista scriveva musica praticamente da sempre, infatti la maggior parte dei brani del debut risultano esser stati composti prima o durante la sua permanenza nei Nirvana, ed esistevano in demo casalinghe create sul suo registratore a otto tracce, ma nessuno li aveva mai ascoltati prima.

Prenotata una settimana ai Robert Lang Studios di Seattle, vicino casa sua, e avvalsosi dell’assistenza del produttore Barrett Jones, con cui aveva registrato il demo tape “Pocketwatch” (1992), Dave ebbe l’idea di suonare e registrare tutti gli strumenti da solo e, nel tentativo di mantenere il suo anonimato, rilasciare il disco con un nome che avrebbe fatto credere alla gente che fosse opera di una band, cosa che era già stata fatta dal batterista Stewart Copeland con il suo debutto da solista, pubblicato sotto lo pseudonimo di Klark Kent. Il nome Foo Fighters si ispira al termine che usarono i piloti di aerei della Seconda Guerra Mondiale per descrivere vari UFO. Il tema della fantascienza è rimarcato dalla copertina dell’album realizzata dall’allora moglie di Grohl, la fotografa Jennifer Youngblood, che ritrae una pistola disintegratrice Buck Rogers XZ-38. Alcuni recensori la considerarono di cattivo gusto, dato che Kurt Cobain morì sparandosi, ma secondo Dave si trattò solo di una coincidenza.

Inizialmente deciso a stampare solo un centinaio di LP al termine delle registrazioni, l’artista andò anche in un laboratorio di duplicazione di cassette a Seattle e creò cento copie della sessione da consegnare agli amici per avere un parere. Il piano dell’anonimato e della riservatezza andò così a farsi benedire, grazie allo zampino di Eddie Vedder, il quale presentò in anteprima due brani l’8 Gennaio 1995, durante la sua trasmissione radiofonica Self-Pollution (direttamente dalla cantina di casa sua). Le registrazioni circolarono rapidamente nell’industria musicale e alla fine fu firmato un accordo con la Capitol Records, poiché il presidente Gary Gersh era stato A&R dei Nirvana ed era un amico di Grohl.

Nonostante Grohl sia l’unico contributore dell’album, su insistenza della casa discografica le note di copertina includevano un’immagine dell’intera band che Dave aveva reclutato a registrazioni concluse. Essa comprendeva l’ex turnista dei Nirvana ed ex Germs Pat Smear alla chitarra e due ex componenti del gruppo emo Sunny Day Real Estate, il bassista Nate Mendel e il batterista William Goldsmith. La scelta di non coinvolgere Krist Novoselic nel progetto derivò quasi sicuramente dalla necessità di evitare che si pensasse a un tentativo di ripristino dei Nirvana.

La maggior parte dei testi di “Foo Fighters” sono nonsense e sono stati scritti di getto da Grohl nei venti minuti precedenti l’inizio della registrazione, mentre solo alcuni traggono ispirazione da esperienze personali: non trascorse molto tempo a pensare alle parole da usare e ciò fu intenzionale, poiché ci sarebbe stato fin troppo da dire dopo la morte di Cobain. Il sound perlopiù hard rock e arricchito da varie influenze punk rock, post grunge e hardcore utilizza la dinamica soft loud tipica di tracce come “Smells Like Teen Spirit” e “Heart-Shaped Box”, ma i temi sono molto diversi da quelli aggressivi e ribelli trattati dalla band.

Ogni canzone ha impiegato circa quarantacinque minuti per essere completata e le composizioni sono state registrate nello stesso ordine che è diventato l’elenco dei brani dell’album. L’allegra This Is A Call vuole essere un ringraziamento e un saluto a tutti coloro che sono stati importanti nella vita dell’artista e come la più negativa I’ll Stick Around, l’unica canzone che ha richiesto due passaggi prima del completamento e che fa riferimento a Courtney Love, è stata composta da Grohl dopo la morte di Cobain. Le seguono Big Me, traccia preferita del musicista, dedicata all’ex moglie Jennifer Youngblood, Alone + Easy Target in puro stile Nirvana e la più veloce e punkeggiante Good Grief.

In Floaty Grohl ha aggiunto effetti e migliorato le prestazioni vocali registrando su doppia traccia, dando così una sensazione di leggerezza, come se stesse fluttuando. Vi sono poi la dura Weenie Beenie, i riff di chitarra di Oh, George e la divertente For All The CowsX-Static è l’unica traccia dove a suonare la chitarra è Greg Dulli degli Afghan Whigs e si tratta di una collaborazione nata per caso: il musicista stava guardando Grohl registrare le canzoni, il quale gli chiese se volesse suonare e gli porse una chitarra, semplicemente. Anche quest’ultima e Wattershed, il cui titolo è riferito a Mike Watt e descrive l’amore di Dave per il punk rock e l’hardcore old school, sono state composte nel periodo post Nirvana. La conclusione è affidata invece alla malinconica Exhausted, definita dallo stesso Grohl come “triste, ma che ti fa stare bene”.

Nato per gioco, realizzato in una settimana a scopo terapeutico e quasi come un segreto da custodire, “Foo Fighters” ha dato un grande slancio a Dave: ne ha rivelato tanti lati nascosti, lo ha obbligato a far uscire tutto ciò che teneva chiuso nel proprio cassetto (e soprattutto dentro di sé), catapultandolo sul palco non più seduto dietro a una batteria ma davanti a tutti in veste di leader di un gruppo. L’inaspettato esordio di un frontman che si è saputo distinguere fin da subito, diventando uno dei più amati del nostro tempo.

DATA D’USCITA: 4 Luglio 1995
ETICHETTA: Roswell / Capitol

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.