Home EXTRA ANNIVERSARI Placebo: 20 anni di Black Market Music

Placebo: 20 anni di Black Market Music

I Placebo che entrano nel nuovo millennio sono una band che è cresciuta ed evoluta in fretta, in frettissima. Quattro anni prima avevano esordito con un disco omonimo che li aveva subito lanciati in orbita, un alternative rock tinto di garage e di un pizzico di punk, secco e tagliente, sporco, impreciso. Qualcosa di molto diverso da ciò che due anni dopo fu poi “Without You I’m Nothing”: la personalità irrequieta del frontman Brian Molko che viene inesorabilmente fuori, i temi del debutto che si caricano di sfumature scure, la benedizione del maestro David Bowie, i testi pieni zeppi di sottotesti e paranoie e storture e ansie.

Se nel passaggio dal self titled al sophomore i Placebo avevano aggiunto alla propria proposta un po’ d’elettronica, avevano sostituito il punk col glam e col dark, s’erano fatti più strutturati e per certi versi meno immediati, il percorso di autodistruzione psichica di Molko procede inarrestabile, riflettendosi pesantemente su una band di cui diventa vittima e carnefice. Il risultato è un disco in cui vengono portate all’estremo le intuizioni del predecessore, perché Black Market Music fa sì che i Placebo si mettano alla prova in territori diversi da quelli che ne avevano decretato il successo planetario (ad esempio l’hip hop in Spite & Malice o un’elettronica più presente nella ballad Black-Eyed), senza però dimenticare del tutto da dove venivano (in Days Before You Came si rifà sotto il piglio punk degli esordi).

Il singolo Taste In Men, col suo riff preso in prestito dalla “Let There Be More Light” dei Pink Floyd, anticipa l’album e lo apre, ricordando a quei pochi che l’avevano dimenticato quanto potessero essere tremendamente complicati i processi mentali di Brian Molko. L’attenzione dei suoi testi, fino a quel momento traslati dalla ribellione post adolescenziale ai turbamenti dell’età adulta, è qui tutta per le droghe, ormai parte integrante della sua quotidianità, a prescindere dall’esplicito singolo (e relativo videoclip) Special K. Gli stupefacenti gli hanno reso quasi impossibile portare a compimento il disco, gli hanno fatto rischiare un paio di volte la vita (da una di queste verrà fuori Commercial For Levi, non vi sarà difficile reperirne la storia in rete), l’hanno reso schiavo di se stesso.

“Black Market Music” non bissa il successo commerciale (e neanche di critica) dei suoi predecessori, è un disco algido e distaccato, che risente delle enormi aspettative montate con “Without You I’m Nothing” e delle problematiche personali di Molko in fase di scrittura, della sua insofferenza per quasi tutto ciò che girava intorno alla carriera che s’era scelto (in Italia ne abbiamo avuto un nazionalpopolare assaggio durante Sanremo 2001) e dell’irrequietezza nel non trovare una dimensione definitiva per il proprio disagio.

DATA D’USCITA: 9 Ottobre 2000
ETICHETTA: Hut

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.