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Beatrice Antolini – L’AB

Ultimamente ci troviamo spesso qui a dire che in Italia, fra le nuove leve, qualcuno comincia finalmente a gettare un occhio attento su ciò che accade fuori dai nostri confini, recependo gli stimoli giusti senza accumulare i soliti cinque, dieci o più anni di ritardo. Beatrice Antolini non è una nuova leva e, a essere onesti, il suo sguardo è sempre stato orientato all’internazionale, non lo scopriamo certo ora.

Ma con L’AB, il suo nuovo lavoro che arriva a un bel po’ di distanza dal precedente “Vivid” del 2013 (nel mezzo l’EP “Beatitude” del 2014 e un sacco di altre collaborazioni), Beatrice dà ulteriore testimonianza delle sue propensioni, confezionando nove tracce che in poco più di mezz’ora dipingono un mondo ben preciso: l’art pop. Quello di St. Vincent (impossibile non citarla ascoltando, ad esempio, un brano come Until I Became), ma sporcato con i colori new wave che la songwriter marchigiana ha sempre avuto sulla sua tavolozza.

Il respiro più contemporaneo del disco lo si riscontra in Subba, a tutti gli effetti un brano neo soul tanto nei beat sintetici quanto nella prova vocale di Beatrice, così come in Total Blank, che lambisce persino territori hip hop. Il pianoforte la fa da padrone in tutto il disco, declinato a volte nella sua veste più classica (vedi Insilence o la meravigliosa chiusura affidata a Beautiful Nothing), altre in chiave cabarettistica (vedi What You Want, che paga pegno a quei Dresden Dolls già avvicinati da Beatrice a inizio carriera), altre ancora con un piglio cinematografico (e quasi trip hop, come in I’m Feeling Lonely)

Il songwriting della Antolini non è mai banale, in “L’AB” mette in piedi una sorta di concept sulla moderna condizione umana, affetta dalla contagiosa malattia social e dalla difficoltà di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso (nel singolo Forget To Be e nella seguente Second Life il manifesto dell’album). E lo fa accostando a queste tematiche un sound volutamente altalenante, con atmosfere ora più ariose ora più soffocanti che ben delineano la sensazione di straniamento che l’artista vuole trasmettere.

Se a tutto ciò aggiungiamo che l’album è stato interamente scritto, suonato, arrangiato e prodotto dalla Antolini (modus operandi per lei affatto nuovo), non serve tanto altro a comprendere la caratura dell’artista in questione e di un lavoro che si fa apprezzare come il migliore della sua discografia.

(2018, La Tempesta)

01 Insilence
02 Forget To Be
03 Second Life
04 Subba
05 Until I Became
06 Total Blank
07 What You Want
08 I’m Feeling Lonely
09 Beautiful Nothing

IN BREVE: 4/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.