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Bloc Party – A Weekend In The City

Dei gruppi che nel nuovo millennio hanno dato linfa vitale alla strabordante ondata indie, i Bloc Party sono sicuramente fra quelli che possono vantare un disco d’esordio coi fiocchi. “Silent Alarm” (2005) non ha, infatti, un difetto che sia uno: perfetto e riuscitissimo l’incontro fra indie-rock e wave, perfetta la compattezza d’insieme data al lavoro, perfetta la scelta dei singoli da estrarre. Ma, si sa, tante band hanno azzeccato il primo capitolo della loro carriera fallendo poi clamorosamente negli episodi successivi; è quindi ben comprensibile la pressione a cui dev’essere stata sottoposta la formazione inglese durante i lavori per questo A Weekend In The City, dato alle stampe nel febbraio 2007. Ed è probabilmente questa, dunque, la ragione per cui i Bloc Party hanno deciso di continuare la loro corsa su binari già noti, evitando il più possibile rischiose fermate presso stazioni periferiche troppo distanti dal capolinea “Silent Alarm”. Durante il primo ascolto ci si aspetta da un momento all’altro lo spunto, la comparsa di nuovi capillari sotto l’epidermide della “routine”, ed invece “A Weekend In The City”, nella sua godibilità, non mostra segnali tangibili di “evoluzione”. Imperniate sugli ormai noti vocalizzi del frontman Kele Okereke, le undici tracce che compongo la tracklist si susseguono, però, orfane di quei picchi altisonanti che avevano fatto grande l’esordio; e così i campionamenti del primo singolo The PrayerHunting For Witches ed Uniform con quei refrain che rimandano fin troppo alla hit “Banquet”, la ballatona Kreuzberg o la lunga sezione strumentale della conclusiva SRXT, sembrano davvero troppo poco per accordare ai Bloc Party una riconferma senza riserve. Altra differenza, fondamentale, rispetto al suo predecessore, “A Weekend In The City” soffre di alcuni fastidiosi passaggi a vuoto (vedere alla voce Waiting For The 7.18), momenti praticamente assenti nell’album del 2005, che aveva invece uno dei suoi punti di forza proprio nell’essere uniforme. Nonostante però l’aver voluto trovare, con meticolosa attenzione, questi classici “peli nell’uovo”, il lavoro è comunque da considerare di buon livello. Manca solo un po’ di azzardo, quel pizzico di “cattiveria” nello sperimentare nuove formule, soltanto questo manca ai Bloc Party per ottenere una promozione a pieni voti.

(2007, Wichita)

01 Song For Clay (Disappear Here)
02 Hunting For Witches
03 Waiting For The 7.18
04 The Prayer
05 Uniform
06 On
07 Where Is Home?
08 Kreuzberg
09 I Still Remember
10 Sunday
11 SRXT

A cura di Emanuele Brunetto

CATEGORIA: RECENSIONI

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