Blood Orange – Negro Swan

Quando la musica diventa autobiografia continua e diario quotidiano dei propri pensieri, bisogna essere consapevoli del fatto che non siamo mai solo uno e che con l’incedere del tempo mutiamo. Ciò che riteniamo impellente in un periodo diventa secondario in un altro; il tema che sembra dominare le nostre riflessioni da giovani finisce per diventare una costola di un problema più ampio.

Tra gli artisti che meglio hanno compreso la necessità di diventare ciò che si è, volta per volta, c’è Devonté Hynes che, in base al periodo della sua vita, ha assunto la maschera di Lightspeed Champion, prima, e di Blood Orange, poi. Nel suo terzo album come Blood Orange, “Freetown Sound” (2016), a partire proprio dalla città natia del padre di Devonté, Freetown in Sierra Leone, il musicista aveva trovato un pretesto per riaffermare una forza e una serenità che nascevano dall’esperienza dei suoi genitori.

Lontano dalla luce del precedente lavoro, in Negro Swansembrano riaffacciarsi i demoni e le ombre della depressione. Nessuno vuole essere il cigno nero ma Devonté non si ferma al rigetto, recita quella parte nel balletto della vita e affronta la sua depressione, le difficoltà sociali di una vita da afroamericano, la discriminazione di chi si dichiara fuori dagli schemi convenzionali di genere maschile/femminile.

Musicalmente il disco di Blood Orange punta all’originalità, pur mantenendo saldi alcuni punti che definiscono lo stile del cantante. Un soul suonato con la chitarra elettrica, che non si rassegna mai al pessimismo ma che lascia balenare sempre una speranza da inseguire – grazie all’intervento delle chitarre di Steve Lacy (Out Of Your League) oppure al rap di A$AP ROCKY (Chewing Gum). Atmosfere funky (Orlando) si alternano al raffinato pop di Saint, un pezzo stranamente allegro considerato il mood dell’album ma perfettamente coerente con la determinazione di Hynes.

I diversi intermezzi parlati (tra cui spicca quello di Diddy in Hope) danno al disco quella patina da diario intimo che forse lo rende meno scorrevole, ma più schietto e sincero.Charcoal Baby, scritta assieme ad Aaron Maine, è il brano-manifesto del sound di Blood Orange, in cui le atmosfere soul prodotte dal timbro del musicista sembrano spezzarsi dinanzi alla sei corde che procede quasi singhiozzante e apparentemente avulsa dal contesto ritmico e melodico senza inficiare, però, la qualità di un brano incredibilmente interessante dal punto di vista musicale e passionale dal punto di vista emozionale.

(2018, Domino)

01 Orlando
02 Saint
03 Take Your Time
04 Hope (feat. Diddy & Tei Shi)
05 Jewelry
06 Family (feat. Janet Mock)
07 Charcoal Baby
08 Vulture Baby
09 Chewing Gum (feat. A$AP Rocky & Project Pat)
10 Holy Will (feat. Ian Isiah)
11 Dagenham Dream
12 Nappy Wonder
13 Runnin’ (feat. Georgia Ann Muldrow)
14 Out Of Your League (feat. Steve Lacy)
15 Minetta Creek
16 Smoke

IN BREVE: 4/5