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Humanist – S/T

Immaginiamo che anche voi, come noi, vi siate chiesti da dove provenga la più recente vena elettronica di Mark Lanegan, che specie con gli ultimi “Gargoyle” (2017) e “Somebody’s Knocking” (2019) – e in attesa dell’imminente “Straight Songs Of Sorrow” che percorrerà gli stessi sentieri – è diventata davvero preponderante su tutto il resto cui Lanegan aveva abituato. A parte il fidato Alain Johannes, che lo accompagna ormai da anni in studio di registrazione, tanto lo si deve anche a Rob Marshall, uno che quando si parla di sintetizzatori, programming e drum machine sa ampiamente il fatto suo.

Così tanto che adesso ha varato il suo progetto “solista” con il moniker Humanist, giusto per mettere insieme un po’ di spunti presumibilmente rimasti fuori da altre produzioni cui ha prestato i propri servigi. L’omonimo debutto è arrivato un po’ in sordina e, non fosse stato per il singolo Shock Collar, che vede alla voce niente poco di meno che Dave Gahan, non in tanti si sarebbero accorti della sua uscita, nonostante le collaborazioni messe in piedi da Marshall siano a dir poco di livello.

Neanche a dirlo, su tutte è Lanegan a fare la parte del leone, prestando il suo timbro cavernoso a quattro delle quindici tracce del disco (KingdomBeast Of The NationSkull e la conclusiva Gospel), un tuffo in quella darkwave blueseggiata che l’accoppiata Marshall-Lanegan ha già messo in evidenza nei già citati ultimi lavori dell’ex Screaming Trees. Anche il singolo con Gahan di cui poco sopra si muove in territori cari al frontman dei Depeche Mode, un po’ quelli del suo “Hourglass” (2007), un po’ quelli più recenti che ha percorso con Soulsavers.

Ha fatto questo Marshall, mettersi al servizio dei suoi ospiti per tirare fuori il meglio possibile dal loro incontro: succede lo stesso con Mark Gardener dei Ride, che prende parte a una When The Lights Go Out in quota shoegaze, oppure con Carl Hancock Rux e Joel Cadbury, che mettono a frutto le esperienze Portishead e UNKLE nella scura elettronica piena zeppa di beat di Ring Of TruthIn My Arms e Mortal Eyes. Il picco il disco lo raggiunge però con i quasi nove minuti di English Ghosts, una lunga cavalcata à la Suicide in cui è la voce di John Robb dei The Membranes ad assecondare Marshall.

Si sente lontano un miglio come la natura di Humanist sia quella collettiva di un gruppo di amici e conoscenti intenti a lavorare insieme, ed è per questo che risulta piuttosto complicato quantificare i meriti di Marshall e quelli dei suoi ospiti, visti peraltro i nomi tirati in ballo. Nonostante ciò, il disco suona benissimo, forse solo un tantino prolisso in alcuni passaggi, ma capire che futuro possa avere un progetto del genere resta un’incognita che tocca a Marshall decifrare.

(2020, Ignition)

01 Intro
02 Kingdom (feat. Mark Lanegan)
03 Beast Of The Nation (feat. Mark Lanegan)
04 Shock Collar (feat. Dave Gahan)
05 Lie Down (feat. Madman Butterfly)
06 Ring Of Truth (feat. Carl Hancock Rux)
07 Skull (feat. Mark Lanegan)
08 English Ghosts (feat. John Robb)
09 In My Arms (feat. Joel Cadbury)
10 When The Lights Go Out (feat. Mark Gardener)
11 Truly Too Late (feat. Ilse Maria)
12 How’re You Holding Up (feat. Ron Sexsmith)
13 Mortal Eyes (feat, Carl Hancock Rux & Joel Cadbury)
14 Shoot Kill (feat. Jim Jones)
15 Gospel (feat. Mark Lanegan)

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.