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Jónsi – Shiver

Il mondo è imploso per Jónsi. È divenuto quella palla infuocata che ha sempre sognato: senza costrizioni, sicurezze, codici. Un uomo può volare spinto da ali, un uccello può parlare. La musica è libera, indefinibile in questo mondo. Senza lingue, senza città. L’afflato di libertà ha portato Jónsi sempre più lontano dai Sigur Rós, oramai fermi al palo dal 2013 condizionati da casini fiscali, dipartite e gravi problemi personali. L’Islanda gli sta stretta. I suoni dell’isola limitati, certi rapporti pure. D’altra parte come fai a reprimere un folletto come lui in un solo luogo?

Negli ultimi anni la musica per Jónsi s’è fatta laboratorio sempre attivo: collaborazioni, spin-off, intarsi, consulenze. A lui si è chiesto l’imprevedibile, il non assodato. Poi però succede che Jón si ricordi di avere un pubblico ed è così che, a dieci anni dal precedente “Go” (2010), in questo assurdo 2020, torni con un nuovo disco solista intitolato Shiver. “Sono uno che si stufa presto” – ha detto Jón nella presentazione di questo nuovo albo – “ma l’incontro con A.G. Cook mi ha dato la possibilità di un approccio diverso”. Cook (londinese, classe 1990) con la sua produzione sintetica, i suoi imprevedibili tracciati elettronici, conduce Jónsi verso una dimensione ancora più internazionale e pop.

Le tracce (difficile chiamarle canzoni) sono pillole di idee. Un temporale di suoni, talmente insistenti, da inzuppare tutto ciò che gli si frappone come, ad esempio, la preziosa collaborazione tra Jónsi ed Elizabeth Fraser in Cannibal. Nella title track Jón è popstar, emblema, discoteca. In Kórall è mondo, new age, mente aperta sui cambiamenti. Exhale, il singolo, si apre con un profumo di terra bagnata ma poi, a grandangolo, si mostra nella sua capsula vitrea di mondi artificiali.

Wildeye è la sintesi di tutto questo: occhi selvaggi, sguardo senza direzioni preimpostate. “I lose control” ripete ossessivamente il nostro Birgisson. Si è perso Jón. Gode dello smarrimento. E noi con lui? Forse. Forse non del tutto. Perché questo è un disco in cui a latitare è il cuore. C’è il brivido, sì, ma è solo cutaneo. Dov’è finito il cuore? È sotterrato da quintali di sintetizzatori. Il cuore non serve, sembra dire Jónsi. È fuori moda. Fuori tempo. O magari ha solo preso direzioni diverse.

(2020, Krunk)

01 Exhale
02 Shiver
03 Cannibal (feat. Elizabeth Fraser)
04 Wildeye
05 Sumarið Sem Aldrei Kom
06 Kórall
07 Salt Licorice (feat. Robyn)
08 Hold
09 Swill
10 Grenade
11 Beautiful Boy

IN BREVE: 3/5

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.