Kasabian – Velociraptor!

Ipse dixit: “Sarà un disco orientato verso il rock classico, potrete sentirci anche i Pink Floyd”. Una frase del genere verrebbe bollata come “eresia” da chiunque, senza neanche la necessità di sapere chi è stato a pronunciarla. Se poi si scopre che esce fuori da una band come i Kasabian, piccoli fenomeni massmediali dell’indie del nuovo millennio, allora più che di eresia potrebbe anche parlarsi di “maseiserioomiprendiingiro?”. Premesso, dunque, che nel nuovo album dei Kasabian non c’è neanche un singolo atomo dei Pink Floyd e che possiamo archiviare la frase di cui sopra sotto la categoria “marketing”, bisogna ammettere che Velociraptor! malvagio non è. E bisogna anche ammettere che, a parte l’infausto paragone, i quattro britannici compiono realmente un passo indietro verso fonti d’ispirazione retrodatate: vedi la perenne e abusatissima vena beatlesiana di due tracce come l’opener Let’s Roll Just Like We Used To e La Fée Verte, circostanza questa cui ormai abbiamo fatto il callo. Vedi il passaggio per territori brit-pop con Goodbye Kiss e Man Of Simple Pleasures, anche qui con percentuale di sorpresa pari a 3/100. Vedi l’elettronica eighties di I Hear Voices. L’aspetto più significativo di quest’album, però, è la varietà di spunti che presenta, individuabili nell’incedere quasi a là Beastie Boys di Days Are Forgotten, nel ritmo da dancefloor della title-track, nell’orientaleggiante Acid Turkish Bath (Shelter From The Storm) e in un brano a metà fra il trip-hop e l’industrial come il singolo Switchblade Smiles. Tutta roba che, messa insieme, almeno questa volta non suona campata per aria. “Velociraptor!” non avrà di certo il devastante effetto da “esordio col botto”, classico di Kasabian – col loro omonimo del 2004 – e compagnia indie-bella, ma si attesta in ogni caso come la loro miglior uscita da metà anni zero ad oggi, perché “Empire” (2006) e “West Ryder Pauper Lunatic Asylum” (2009) erano davvero poca cosa. Il che, considerando i tempi che corrono, è già un ottimo risultato.

(2011, Columbia)

01 Let’s Roll Like We Used To
02 Days Are Forgotten
03 Goodbye Kiss
04 La Fée Verte
05 Velociraptor
06 Acid Turkish Bath (Shelter From The Storm)
07 I Hear Voices
08 Re-Wired
09 Man of Simple Pleasures
10 Switchblade Smiles
11 Neon Noon

A cura di Emanuele Brunetto