N.E.R.D – No One Ever Really Dies

Che Pharrell sia il Re Mida dei beat ormai è appurato. Kelis, Clipse, Robin Thicke, sono solo alcuni degli artisti che Williams è riuscito a portare al successo. Lavorando in solitario, ma ancora prima con lo pseudonimo di Neptunes, con Chad Ugo, sotto la supervisione di un visionario Teddy Riley (Blackstreet), già responsabile del successo di Michael Jackson.

Skateboard P, ritorna dopo sette anni insieme ai fedeli Chad Ugo e Shay Haley. Paradossalmente, il trio non ha mai goduto di grossissimi successi a livello di vendite, ma è indubbio come abbiano creato dei pezzi che hanno segnato la scorsa decade. No One Ever Really Dies (acronimo del gruppo) ha l’impronta classica dei quattro lavori precedenti. Un pop funky irriverente che questa volta, a differenza delle altre, vede un maggior coinvolgimento politico.

Il secondo singolo estratto è la rivoltosa 1000, il cui incipit del video è “N*E*R*D* and Columbia Records do not support or condone violence in any shape or form. We only have internet acccess”. Al contrario ciò, però, si potrebbe pensare invece all’incitamento a una rivolta, giustificato dal fine di smuovere l’attuale situazione (“Assembling a riot, Chanting and circling the fires […] Holy shit, it’s working, no more trail of tears”, riferimento al sentiero delle lacrime dovuto affrontare dai nativi americani).

Don’t Do It è il racconto parafrasato dell’omicidio di Keith Lamont Scott, in cui viene messa in melodia la frase della moglie e i tragici attimi prima che venisse ucciso dalla polizia: ”They tell you pull over, tell you get out the car (Something says) / Don’t do it, don’t don’t do it […] They wanna see your hands, tell you hold up your arms (Something says) / Don’t do it, don’t don’t do it”. Seguito da altri episodi analoghi in Kites (“Tonight we unify society / All my sisters and my bros / Against the wind, they gon’ shoot us”) e Deep Down Body Thurst (“Mane, fuck what you say / We’re gonna climb your wall / Ok Murphy’s Law / It’d be worth the fall”).

Tante collaborazioni, più di quanto mai successo in precedenza, di cui alcune meritevoli di menzione: oltre a quella frequente con Kendrick Lamar (già in “Alright”, “Good Kid”) in Kites e Don’t Do It, per la prima volta c’è la paladina M.I.A e un sexy rap di Rihanna in Lemon, oltre al ritorno sulla scena di Andre 3000 in Rollinem 7’s. In più, i cori Mary J Blige, A$AP Rocky e il basso di Thundercat in Deep Down Body Thurst e Voilà.

Stilisticamente, sembra che i NERD abbiano vissuto in una bolla per sette anni, per uscirne riportando con noncuranza i loro suoni di “She Wants To Move”, “Frontin”, “Lapdance”, “Everyone Nose”, ancora attuali se non eterni. Come per i successi precedenti, i brani risultano dannatamente accattivanti nella loro semplicità, senza risultare ripetitivi anche dopo numerosi ascolti, che è forse la difficoltà maggiore per chi senza troppa vergogna milita nel pop.

(2017, Columbia)

01 Lemon (feat. Rihanna)
02 Deep Down Body Thrust
03 Voilà (feat. Wale & Gucci Mane)
04 1000 (feat. Future)
05 Don’t Do It (feat. Kendrick Lamar)
06 ESP
07 Lightning Fire Magic Prayer
08 Rollinem 7’s (feat. Andre 3000)
09 Kites (feat. M.I.A. & Kendrick Lamar)
10 Secret Life Of Tigers
11 Lifting You (feat. Ed Sheeran)

IN BREVE: 4/5

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