Home RECENSIONI Nine Inch Nails – Ghosts V-VI

Nine Inch Nails – Ghosts V-VI

Trent Reznor non ha mai fatto nulla per caso, non lo scopriamo certo adesso dopo oltre trent’anni di vita artistica. Ogni lavoro dei Nine Inch Nails, da quelli sulla lunga distanza agli EP, passando per i live, i remix, i progetti paralleli, le collaborazioni e le colonne sonore, ogni cosa ha sempre avuto un “perché”, a volte più intellegibile altre meno, ma che a cercarlo bene c’è sempre stato. Un “concept”, se così vogliamo chiamarlo. Non è un personaggio lineare Reznor, non lo è mai stato e non lo è diventato neanche col successo, con l’Oscar, con la vita da padre di famiglia. Ce l’ha dentro quella fiamma che lo spinge a scandagliare costantemente le profondità della psiche sua e di chi gli sta intorno, una fiamma che in certi momenti del suo percorso è parsa affievolita ma mai del tutto spenta.

Sarebbe dunque presuntuoso e sminuente credere che i capitoli V e VI della serie “Ghosts”, inaugurata nel 2008 con i primi quattro, siano stati licenziati d’un tratto, nel bel mezzo di una pandemia, per pura coincidenza discografica. Non stiamo dicendo che Reznor avesse previsto una roba del genere (che neanche la più fantasiosa delle distopie avrebbe potuto rappresentare come una realtà possibile), ma che gli eventi mondiali siano stati la chiave di volta per spingerlo a concludere il lavoro e accelerarne la pubblicazione, questo sì, è più che evidente.

L’evidenza ce l’abbiamo dai titoli stessi che Reznor ha affibbiato ai due volumi, “Together” e “Locusts”, che senza troppe elucubrazioni mentali riusciamo a individuare come la piaga che s’è abbattuta sull’umanità (le bibliche “locuste”) e l’unico modo per uscirne vivi (tutti “insieme”). Ce l’abbiamo anche scorrendo le tracce: in “Together”, nella cura, troviamo l’invito a resistere (Letting Go While Holding On), a restare uniti (la title track), ad avere fede (With Faith) che prima o poi torneremo alla normalità (Hope We Can Again), consapevoli che vinceremo la sfida e saremo ancora tutti qui come umanità (Still Right Here).

In “Locusts”, invece, si inizia con quel maledetto orologio fermo al momento in cui tutto è esploso (The Cursed Clock), la paura che inizia a serpeggiare dappertutto (Around Every Corner), in una macabra danza di bollettini di guerra (The Worriment Waltz) che ci spingono solo a fuggire il più lontano possibile (Run Like Hell), senza curarsi degli altri (When It Happens Don’t Mind Me), con i vari tentativi di opporsi al pericolo (Another Crushed CarTemp Fix) che puntualmente falliscono minando la nostra fiducia (Trust Fades), notti tutte uguali (A Really Bad Night), nuove abitudini cui doversi tristemente abituare (Your New Normal), il respiro che si fa sempre più affannoso (Just Breathe) mentre la piaga ti sta alle calcagna (Right Behind You) e invochi che tutto finisca presto (TURN THIS OFF PLEASE), perché la stanchezza è davvero tanta (So Tired) e manca ancora un po’ perché l’umanità possa rivedere l’alba (Almost Dawn).

Se l’interpretazione dei titoli delle tracce può apparire arbitraria (e magari lo è), lo stesso non può dirsi per il corrispettivo sonoro: come per i primi quattro capitoli, anche Ghosts V: Together e Ghosts VI: Locusts sono composizioni interamente strumentali che attraversano quei territori ambient da sempre nelle corde di Reznor, ma mai come da quando ha messo a punto la sinergia con Atticus Ross, con le soundtrack prima e all’interno dei Nine Inch Nails poi. A fare il paio con le interpretazioni che abbiamo fatto, in ”Locusts” le atmosfere sono decisamente soffocanti, oscure come la copertina interamente nera, tra sferragliamenti industriali ora più marcati ora appena accennati ed echi di vita lontani, mentre in “Together” la copertina è di un più rassicurante grigio chiaro e anche la luce filtra, i suoni sono più rarefatti, leggeri e rassicuranti, certo non impregnati di positività ma una boccata d’aria rispetto all’altro disco.

Come dicevamo all’inizio, Reznor non fa nulla per caso: possiamo credere che le deduzioni che abbiamo tratto noi possano essere forzate o corrette, possiamo credere che queste tracce esistessero così com’erano e che la suddivisione nei due dischi fosse già stata decisa prima della pandemia e della quarantena collettiva oppure che da esse siano state influenzate, possiamo credere a tutto o a niente. Credete a questo, però: in giorni come quelli che stiamo vivendo, relegati forzatamente nelle nostre case, fatevi il favore di dedicare due ore e mezza a questi due “Ghosts”, l’annichilente colonna sonora di questo demoralizzante periodo di storia umana.

(2020, The Null Corporation)

Ghosts V: Together
01 Letting Go While Holding On
02 Together
03 OUT IN THE OPEN
04 With Faith
05 Apart
06 Your Touch
07 Hope We Can Again
08 Still Right Here

Ghosts VI: Locusts
01 The Cursed Clock
02 Around Every Corner
03 The Worriment Waltz
04 Run Like Hell
05 When It Happens (Don’t Mind Me)
06 Another Crashed Car
07 Temp Fix
08 Trust Fades
09 A Really Bad Night
10 Your New Normal
11 Just Breathe
12 Right Behind You
13 TURN THIS OFF PLEASE
14 So Tired
15 Almost Dawn

IN BREVE: 4/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.