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Squirrel Flower – I Was Born Swimming

Alla veneranda età di ventitré primavere, Ella O’Connor Williams ha già pubblicato tre album. Ma I Was Born Swimming, per l’attenzione che sta ricevendo, per la produzione, per il cambio di passo rispetto ai predecessori, potrebbe essere facilmente frainteso come un debutto. Nel giusto, quasi. Perché alla veneranda età di ventitré primavere, Ella O’Connor Williams entra ufficialmente nel giro delle giovani cantautrici che sanno guardare con carattere ai riferimenti giusti – sempre quelli, sempre ottimi – della canzone d’autore americana, elettrica, al femminile.

La raccolta comincia benissimo, con l’invadente I-80 che subito riporta alla mente Mitski e i suoi momenti migliori: “I tried to be lyrical, but lyrics failed me”. Col singolo Red Shoulder, l’accoppiata vincente è presto fatta: chitarre gradite al fuzzometro e voce al miele, pulitissima. Altro binomio ben servito è composto dalla dolcissima Headlights e dalla breve, divertente, malinconica e graffiante Honey, Oh Honey!, piccola – solo per durata – ciliegina tra sorelle.

Dopo l’evocativa ma equilibrata Home e il pregiato highlight di Streetlight Blues, tuttavia, l’opera scivola in un etereo un po’ forzato, mettendo a nudo un grosso problema di struttura e arrivando scarica, troppo scarica al gran finale. Squirrel Flowersi pugnala da sola venendo meno, probabilmente, alla promessa esplicita del titolo. Perché non è là dove nuota e dona corposità ai brani che la cantautrice di Boston difetta, bensì quando tenta semplicemente di stare a galla, immota (vedi anche Eight Hours o Seasonal Affective Disorder). La classe c’è tutta. L’identità, di questo passo, arriverà presto; ma non oggi.

(2020, Full Time Hobby)

01 I-80
02 Red Shoulder
03 Slapback
04 Eight Hours
05 Headlights
06 Honey, Oh Honey!
07 Seasonal Affective Disorder
08 Home
09 Street Light Blues
10 Rush
11 Belly of the City
12 I Was Born Swimming

IN BREVE: 3/5

Michele Leonardi
Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.