St. Vincent – Masseduction

Annie è stata chiara in fase di presentazione di quest’album: Masseduction è un disco onesto, che parla in prima persona, che dice più di quanto Clark abbia mai detto di se stessa e presenta St. Vincent meglio di quanto Annie non abbia mai fatto. Una sorta di confessione, di accondiscendente apertura a un mondo voyeuristico che tanto, in un modo o nell’altro, prima o poi avrebbe trovato da sé la strada. Tanto valeva assecondarlo, quindi.

Un voyeurismo che l’ha seguita in maniera morbosa nella sua relazione da tabloid con Cara Delevingne, la stessa relazione che l’ha fatta entrare dalla porta principale in un jet set hollywoodiano in cui Annie, evidentemente, dev’essersi sempre sentita una sorta di creatura aliena. Aliena come la figura plasticosa che s’è cucita addosso per artwork e immagini promozionali di “Masseduction”, aliena come lo sguardo che St. Vincent getta su quel mondo di lustrini e luci accecanti che ha provato a farla sua senza riuscirci, se non per brevi tratti. “Non siamo destinati a questo mondo”, Annie lo dice forte e chiaro già nell’iniziale Hang On Me.

Da Los Ageless a New York, i due poli dello show business del Paese in cui quel business è nato e proliferato, quella di St. Vincent è una presa di coscienza di come realtà metropolitane del genere possano risucchiarti in un attimo in una spirale di vuoto cosmico in cui tutto rischia seriamente di perdere significato, anche le persone vicine, in cui si finisce per abusare di Pills varie ed eventuali pur di andare avanti e nascondere a se stessi e agli altri la cruda realtà.

Il paradosso è che St. Vincent esterna il suo disappunto verso una vita mainstream con il lavoro più mainstream della sua produzione, quantomeno nei suoni. Le chitarre qui si sentono poco, molto poco, surclassate da quintali di synth che coerentemente col concetto dell’album plastificano il tutto (in Sugarboy l’apice). E dove l’elettronica non è protagonista si fa avanti un funk di scuola Prince attualizzato al presente e alle visioni moderniste di Annie (orecchio alla title track), quelle che l’hanno resa punto di riferimento del modo contemporaneo di mischiare pop e rock.

Se nella copertina del precedente album omonimo del 2015 Annie stava seduta su un trono, come a rivendicare il suo posto in quel mondo a lei nuovo in cui ciascuno ambisce al traguardo assoluto, in quella di “Masseduction” ci mostra le chiappe, parte anatomica decisamente più sincera di qualsiasi sorriso di circostanza. E sta un po’ tutta qui, banalmente, la sintesi del quinto centro di una delle artiste più convincenti del nuovo millennio.

(2017, Loma Vista)

01 Hang On Me
02 Pills
03 Masseduction
04 Sugarboy
05 Los Ageless
06 Happy Birthday, Johnny
07 Savior
08 New York
09 Fear The Future
10 Young Lover
11 Dancing With A Ghost
12 Slow Disco
13 Smoking Section

IN BREVE: 4/5

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