Home RECENSIONI Tinariwen – Elwan

Tinariwen – Elwan

Non si è nomadi solo per ragioni geo-politiche. Alle volte il nomadismo è qualcosa di più profondo, una spinta irrefrenabile verso l’altro, cercando di spostare i confini sempre più in là: artistici, personali, quasi psicologici.

Ecco che immaginarsi Ibrahim Ag Alhabib, fasciato nel suo caffettano blu scuro, trascinare un trolley tra aeroporti e dogane, sì, fa un po’ specie, ma poi pensandoci: è così tanto differente da una trottata di cavallo sulle dune del deserto nord-africano? Il viaggio fa l’uomo e crea l’arte. I Tinariwen sono sempre in movimento, l’instabilità del Mali ha portato questi tuareg con la chitarra a muoversi continuamente, a respirare diversi tipi di tramonti. E l’attrazione del deserto anche questa volta li ha condotti fino agli Stati Uniti e alle lande californiane di Joshua Tree.

Il nuovo disco, Elwan, è il trionfo dell’ascensione tribale, della musica come mosto dal profumo forte. Sastanàqqàm ci fa rotolare da una collina spelacchiata: il rock speziato dei Tinariwen muove, smuove, è blues, è storia umana, rapisce con assolo viscidi quasi come il movimento di un serpente sulla sabbia (Assàwt, Talyat). Ma stavolta di un altro deserto: quello della California. Negli studi di Rancho de Luna hanno partecipato alle registrazioni nuovi tuareg ma dalle facce americane come Mark Lanegan (viscerale il suo cammeo in Nànnuflày), Kurt Vile, Matt Sweeney. Gente che di chitarre e deserto se ne intende.

E a proposito di questo, irresistibile è Ténéré Tàqqàl, brano melanconico e denso come la camminata sbilenca del cammello psichedelico protagonista del videoclip in animazione che trascina tra dune viola, cieli verdi, vassoi di tè volanti e automobili veloci tra la polvere.

“Elwan” è un disco di lentezze spezzate, di scatti e poi rallentamenti. Ritmo e pensieri. I molli elefanti del titolo che, quando meno te l’aspetti, caricano d’acqua le loro proboscidi e ti spruzzano addosso la loro voglia di vita.

(2017, Anti-)

01 Tiwàyyen
02 Sastanàqqàm
03 Nizzagh Ijbal
04 Hayati
05 Ittus
06 Ténéré Tàqqàl
07 Imidiwàn N-Àkall-In
08 Talyat
09 Assàwt
10 Arhegh Ad Annàgh
11 Nànnuflày
12 Fog Edaghàn (Intro Flute) (ghost track)
13 Fog Edaghàn (ghost track)

IN BREVE: 4/5

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.