Home EXTRA Futuromania: il viaggio di Simon Reynolds nel passato che teorizza il futuro

Futuromania: il viaggio di Simon Reynolds nel passato che teorizza il futuro

Simon Reynols non ha certo bisogno di presentazioni, visto che gli ultimi tre decenni o giù di lì di critica musicale sono stati segnati indelebilmente dalla sua figura e da alcune delle sue intuizioni (si deve a lui, ad esempio, il conio della definizione “post rock”). Al di là delle recensioni su svariate e prestigiose testate internazionali, l’attività di Reynolds risulta seminale anche e soprattutto per la sua bibliografia, non fosse altro che per quella vera e propria bibbia che è “Post Punk 1978-1984” (2005) e poi per “Retromania” (2010), un saggio definitivo che ha messo nero su bianco, in modo intellegibile e preciso, dei concetti che un po’ chiunque ascolti musica ha sempre avuto dentro.

Se “Retromania” si focalizzava sulla propensione al passato e alla nostalgia di ciascuno di noi, domandandosi banalmente − ma rispondendo brillantemente − perché la musica “vecchia” coinvolge più di quella “nuova”, con Futuromania. Sogni elettronici da Moroder ai Migos il giornalista inglese prova a fare un percorso inverso. Al contrario di quanto si possa immaginare, però, qui Reynolds non teorizza chissà quale futuro per la musica dei nostri giorni, ma fa ancora un passo indietro, “retromaniaco” per dirla come ha insegnato lui stesso, cercando di ripercorrere attraverso una collezione di suoi scritti e speach tutti quei passaggi discografici che, in quel preciso frangente della loro pubblicazione, del loro accadimento, sembravano davvero poter aprire un’importante finestra sul futuro della musica.

Il fulcro del discorso, su cui ruota l’intera compilazione di “Futuromania”, sta chiaramente nella visione dell’elettronica come elemento futuristico per eccellenza di ogni epoca musicale, dalla “I Feel Love” di Donna Summer a Giorgio Moroder, dai Kraftwerk a Brian Eno, dai Tangerine Dream ai Throbbing Gristle, dai Boards Of Canada a Timbaland, da Burial a Future, e poi la rave, l’industrial, la techno fino ad arrivare all’attualissima conceptronica (altra etichetta tirata fuori dal cilindro proprio da Reynolds). L’aspetto più affascinante è la ripetuta sottolineatura della propensione all’ignoto di gran parte della musica che (non a caso) viene citata, così come il messaggio serpeggiante nell’intero volume che lascia intendere come l’immaginazione del futuro sia sempre in qualche modo viziata dal presente.

Ma fermo restando l’interesse sempre forte e attuale che suscitano le parole di Reynolds, il suo aver saputo cogliere l’importanza degli avvenimenti in tempo reale e non col senno di poi come capita di solito a noi comuni mortali, occorre ammettere che “Futuromania” non è affatto illuminante e illuminato come “Retromania”, perché parte da presupposti diversi e dai contorni fin troppo sfumati, ed è percorso da un fil rouge meno netto e individuabile che finisce per rendere questo un ottimo compendio di storia della musica elettronica, sì, ma senza quella “visione” che ci si aspetta ogni volta che Reynolds mette la firma su un volume.

Editore: Minimum Fax
Anno prima edizione: 2020
Pagine: 512
Prezzo di copertina: 22,00 Euro
Acquistalo su IBSAmazonLa Feltrinelli

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.