
C’è questa data, il 5 Aprile, che ogni anno è un pugno nello stomaco fin dal 1994. Perché quel giorno fu l’ultimo di Kurt Cobain, ovviamente, ma anche perché esattamente otto anni dopo, nel 2002, fu anche l’ultimo di Layne Staley. Due delle principali voci di una generazione d’oro, martoriata e consumata dalle dipendenze, fatidicamente accomunate da una data. Il ricordo di Kurt, così ingombrante, così trasversale, così “pop”, la sua fine disperata e cruenta, hanno da sempre tolto in qualche modo spazio alle commemorazioni per Layne. Anche perché che Staley fosse morto il 5 Aprile lo si seppe solo dopo quel 20 Aprile in cui il suo corpo venne rinvenuto, nel suo appartamento di Seattle, solo come s’era sentito per tutta la vita, quindi una data associata a Staley in un secondo momento. Layne lo raccontava ormai da anni il suo inferno tossico e da anni presagiva quello che sarebbe potuto essere − e che tristemente è poi stato − l’epilogo della sua esistenza: ne sono testimonianza molti, moltissimi pezzi di Alice In Chains e Mad Season dentro ai quali Layne aveva provato ad esorcizzare il demone che lo stava divorando, ma lo sono anche i racconti di altri amici con cui Layne ha incrociato parte del suo percorso artistico e di vita. Proviamo qui a ripercorrere un po’ di questi racconti, tutti brani che hanno come filo conduttore la solitudine e il senso d’impotenza nei confronti dell’inevitabile.
ALICE IN CHAINS
DOWN IN A HOLE
1992
Contenuto in “Dirt”, il secondo album degli Alice In Chains pubblicato nel 1992, il pezzo è stato scritto interamente (sia la musica che il testo) da Jerry Cantrell e quindi non direttamente da Staley, ma il modo in cui il brano affronta il tema della dipendenza (da una relazione malata, nelle intenzioni di Cantrell), l’espressiva ed emblematica metafora del “buco” e la maniera personalissima con cui Layne l’ha fatta sua con le sue drammatiche e sentite interpretazioni (epocale quella durante l’Unplugged registrato dalla band per MTV nel 1996), hanno portato questo singolo a diventare una della massime espressioni della sofferenza del cantante.
Down in a hole and I don’t know if I can be saved
See my heart, I decorate it like a grave
ALICE IN CHAINS
ANGRY CHAIR
1992
Altro pezzo estratto da “Dirt”, ma questa volta scritto direttamente da Layne Staley, “Angry Chair” è la metafora perfetta di un uomo che non riesce ad allontanarsi da ciò che lo sta deliberatamente distruggendo, acuendo così il senso di colpa per gli errori commessi, la debolezza che diventa pura angoscia, la solitudine nel ritrovarsi al cospetto delle proprie paranoie ed elucubrazioni mentali ma con la tragica consapevolezza di non riuscire a dominarle. Il tormento di Layne va qui oltre la tossicodipendenza e ciò che l’eroina stava facendo al suo fisico, gli entra dritto in testa, è depressione, è un buco nero che lo inghiotte un pezzo dopo l’altro.
Loneliness is not a phase
Field of pain is where I graze
Serenity is far away
ALICE IN CHAINS
NUTSHELL
1994
Layne c’è dentro fino al collo, sa che difficilmente riuscirà a vincere una battaglia che si presenta impari, è da solo, ci prova, combatte ma non riesce a prevalere, sente di non avere nessuno ad aiutarlo. Contenuta in “Jar Of Flies” del 1994, “Nutshell” è probabilmente la rappresentazione più dolorosa della condizione ai limiti in cui si trovava Staley già in quel periodo, con l’acustica di Cantrell che prende il sopravvento sulle solite distorsioni come a sottolineare la crudezza della lotta di Layne. Come per “Down In A Hole”, l’Unplugged segnerà anche per “Nutshell” (scelta dalla band come significativo pezzo di apertura) un apice emotivo assoluto.
And yet I fight, and yet I fight
This battle all alone
No one to cry to, no place to call home
MAD SEASON
WAKE UP
1995
È una relazione vera e propria quella di Staley con l’eroina, ogni santo giorno da ormai dieci anni, un lento suicidio che Layne sa non essere la strada giusta da percorrere, sa che dovrebbe risvegliarsi dal torpore e riprendere in mano la sua vita. E ci proverà, insieme agli amici Mike McCready, John Baker Saunders e Barrett Martin con cui dà vita al progetto Mad Season, proprio sull’onda della voglia di ripulirsi. Non succederà a Layne e neanche a Saunders, che morirà d’overdose nel 1999, andrà invece fortunatamente molto meglio a McCready. “Wake Up” è la traccia che apre “Above”, l’unico album pubblicato dalla band nel 1995, un album con cui Layne proverà ad esorcizzare, senza riuscirci, lo spettro tossico che gli stava rosicchiando la vita morso dopo morso.
Wake up, young man, it’s time to wake up
Your love affair has got to go
For ten long years
For ten long years, the leaves to rake up
Slow suicide’s no way to go
MARK LANEGAN
LAST ONE IN THE WORLD
1998
Il più straziante degli addii, quello scritto da Mark Lanegan e inserito in “Scraps At Midnight”, il suo disco solista del 1998. Straziante per il suo testo, per la consapevolezza con cui Lanegan saluta una persona che se ne sta andando e che nessuno potrà riuscire a trattenere. Straziante ancor di più perché il brano viene scritto con Layne ancora in vita, ma già avviato verso un isolamento e una tossicodipendenza che l’avrebbero condotto alla morte. Nonostante “Last One In The World” sia stata spesso associata a Kurt Cobain, altro caro amico di Lanegan, è stato lo stesso Mark a precisare come fosse stata scritta per Staley, con cui qualche anno prima aveva anche condiviso le voci nel meraviglioso album dei Mad Season, oltre che una vita di eccessi.
Goodbye my friend
I hate to see you go
JERRY CANTRELL
BARGAIN BASEMENT HOWARD HUGHES
2002
Quando nel 2002 muore Staley, Jerry Cantrell aveva già esordito da solista con “Boggy Depot” (1998). Proprio negli ultimi mesi di vita di Layne, Jerry stava ultimando quello che sarebbe stato il secondo album a proprio nome, “Degradation Trip”, che sarebbe poi uscito nel Giugno dello stesso anno (e conseguentemente dedicato a Layne). Essendo l’intero disco stato scritto e registrato ben prima della scomparsa di Layne, non c’è un brano che fa esplicitamente riferimento a lui, ma è evidente come più passaggi siano una sorta di corrispondenza con l’amico: ad esempio “Bargain Basement Howard Hughes”, dove Jerry sembra pentirsi di aver criticato il modo in cui Layne s’era ritirato dalla vita sociale, adesso che lui stesso si stava comportando allo stesso modo, comprendendone le motivazioni. Piccola, macabra curiosità: l’Howard Hughes del titolo del pezzo è stato un aviatore e imprenditore cinematografico, morto nel 1976… il 5 Aprile del 1976.
Enigma wrapped in riddle
Your life I belittle
Dignity I’d steal
Now I know how it feels
PEARL JAM
4/20/02
2003
In coda a “Bee Girl”, l’ultima traccia contenuta in “Lost Dogs”, la raccolta di rarità e b-side pubblicata dai Pearl Jam nel 2003, al minuto 6:03 parte una hidden track intitolata semplicemente con la data in cui è stato rinvenuto il corpo di Layne Staley. Eddie Vedder scrisse quel pezzo non appena seppe la notizia, preso dall’onda emotiva, incazzato perché ancora un altro amico, un altro talento di quella generazione d’oro, se n’era andato senza che nessuno avesse potuto o saputo farci qualcosa. Eppure lo sapevano tutti che sarebbe finita così, ma tutti speravano solo che Layne, come gli altri, avrebbe trovato ancora una volta un modo per superare la tempesta.
Lonesome friend, we all knew
Always hoped you’d pull through
ALICE IN CHAINS
BLACK GIVES WAY TO BLUE
2009
Nel 2009 Jerry Cantrell rimette discograficamente in carreggiata gli Alice In Chains, fermi ormai da ben prima della scomparsa di Layne Staley. Lo fa con una nuova voce ad affiancare la sua, quella di William DuVall, ma nel nuovo album dei nuovi Alice In Chains non poteva non esserci spazio per Layne. La title track di “Black Gives Way To Blue” è infatti irrimediabilmente rivolta all’amico, un brano dimesso, un requiem tristissimo impreziosito dal pianoforte affidato ad Elton John che dà al pezzo un tocco ancora più emotivamente profondo. Il testo è probabilmente uno dei più intimi e sentiti mai scritti da Cantrell, che per la prima volta scrive davvero di Layne e non per Layne.
I don’t wanna feel no more
It’s easier to keep fallin’
Imitations are pale
Emptiness, all tomorrows haunted by your ghost
METALLICA
JUST A BULLET AWAY
2011
L’amicizia e il rispetto reciproco fra Alice In Chains e Metallica è cosa nota, tanto che James Hetfield e soci erano anche presenti in sala durante le registrazioni dell’Unplugged degli Alice In Chains (che a loro volta tributarono gli amici accennando un paio di pezzi dei Metallica durante la performance). L’intero “Death Magnetic”, l’album dei Metallica datato 2008, è stato ispirato dalla figura di Layne Staley e dalla sua fine, ma c’è un pezzo risalente alle session del disco, “Just A Bullet Away”, che parla direttamente di Layne nonostante non sia finito poi nella tracklist dell’album ma pubblicato solo all’interno dell’EP “Beyond Magnetic” del 2011.
Redemption purify
Will nothing satisfy
The scars just multiply
In the shine of the midnight revolver
ALICE IN CHAINS
RAINIER FOG
2018
L’eco della vita di Layne Staley è un’eco che difficilmente si affievolirà mai, specie per Jerry Cantrell: anche nel 2018, in quello che è stato il terzo album dei “nuovi” Alice In Chains, il chitarrista inserisce un paio di riferimenti all’amico. Nello specifico di “Rainier Fog”, la title track del disco, è stato lo stesso Cantrell a specificare come si tratti di un tributo all’intera scena di Seattle (il monte Rainier è quello che sovrasta la città), con ovviamente un chiaro riferimento a Layne (ma anche a Mike Starr, ex bassista della band, anche lui fatto a pezzi dalle dipendenze). Il testo del brano, dopotutto, lascia davvero pochissimo spazio alle interpretazioni.
Left me here so all alone, only for me to find
Hear your voice on waves we rode, echoes inside my mind
Disembodied just a trace of what it was like then
With you here we shared a space that’s always half empty



