Home EXTRA ANNIVERSARI The Cure: 35 anni di The Head On The Door

The Cure: 35 anni di The Head On The Door

A un anno dal fiasco di “The Top” (1984), primo approccio malriuscito verso nuovi suoni, i The Cure trovarono un punto di equilibrio con una formazione a cinque elementi composta da un leggermente più sereno – ma non troppo – Robert Smith, il tastierista Laurence Tolhurst, la new entry Boris Williams alle percussioni, il chitarrista Porl Thompson, già collaboratore saltuario della band, e il bassista Simon Gallup, rientrato nel gruppo dopo aver finalmente appianato le divergenze con il cantante. Tale situazione inedita portò per la prima volta alla realizzazione di un album “pulito”, non influenzato dal consumo di droghe, nel quale inoltre testi e composizione non furono soltanto opera del frontman.

Le sperimentazioni inedite contenute in The Head On The Door, leggere e orientate al pop nelle sue più diverse accezioni, traggono origine principalmente dall’album “Kaleidoscope” (1980) dei Siouxsie And The Banshees e “Dare” (1981) degli Human League. Ulteriori influenze sono riscontrabili tra quelli che Smith definì i suoi album preferiti all’epoca, ovvero “Low” (1977) di David Bowie, “Mirror Moves” (1984) degli Psychedelic Furs, “This Year’s Model” (1978) di Elvis Costello e “Rattus Norvegicus” (1977) degli Stranglers.

L’apertura della malinconica In Between Days è stata spesso paragonata ad alcune composizioni dei primi New Order, sebbene sia orientata maggiormente verso il jangle pop, ad essa seguono le sonorità orientali dell’incubo raccontato in Kyoto Song e quelle della chitarra flamenca di The Blood. Vi è poi Six Different Ways, che include un motivo pianistico che Smith aveva già utilizzato nel singolo “Swimming Horses” durante la sua breve militanza proprio nei Siouxsie And The Banshees e deve le sue origini a un dibattito della band avvenuto in studio, riguardante la quantità di modi esistenti per scuoiare un gatto.

Si susseguono il lungo intro di chitarra e batteria di Push e i ritmi incalzanti di The Baby Screams, fino a giungere alla più nota e claustrofobica Close to Me, caratterizzata da una sezione strumentale derivata dall’adattamento di una marcia funebre tradizionale di New Orleans. Il più cupo trittico di chiusura è affidato all’assolo di sassofono eseguito da Ron Howe (Fools Dance) in A Night Like This, alle ritmiche dance della spigolosa Screw e infine alla leggera e tormentata Sinking, che rimanda a tracce appartenenti al precedente “Faith” (1981).

I testi allucinati nati da sogni e bizzarre conversazioni in sala di registrazione, immersi in un sound radio friendly ma per niente comune, frutto di jam e anche di qualche bicchierino, di “The Head On The Door” rappresentano l’inizio della “seconda era The Cure”, la più prolifica e sotto il segno della sperimentazione, che proseguirà con il successivo “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” (1987) fino a raggiungere l’apice con il capolavoro visionario “Disintegration” (1989).

DATA D’USCITA: 26 Agosto 1985
ETICHETTA: Fiction

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.