Home LIVE REPORT Mark Lanegan @ Fabrique, Milano (24/05/2016)

Mark Lanegan @ Fabrique, Milano (24/05/2016)

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Ogni volta che Mark Lanegan decide di inserire l’Italia nei suoi itinerari concertistici – e negli ultimi anni è successo spesso –  è sempre un rito catartico. Questa volta, però, la formula scelta per il live va in sé e per sé oltre: “An evening with Mark Lanegan”, questo il nome dato al suo ultimo tour. Ma se nelle due precedenti tappe italiane, a Bologna e Prato, le location prescelte sono state teatri, a Milano la produzione ha invece optato per il Fabrique, club che solo per quest’occasione presenta un parterre interamente a sedere. Diciamolo subito, il risultato è stato qualcosa di strabiliante. L’acustica del Fabrique, già ottima e godibile in condizioni normali (abbiamo visto qui esibirsi artisti dei generi più disparati come Mastodon, Interpol, Massive Attack, FKA Twigs, etc.), vanta stasera un quid pluris non riconducibile esclusivamente all’aura del protagonista della serata. L’esperimento teatrale è da considerarsi riuscito sotto ogni punto di vista e, perché no, riproponibile in futuro.

Alle 21.50 la sala si fa ancor più buia ed ecco Lanegan e i suoi salire sul palco: con lui ci sono due chitarristi, Jeff Fielder e Duke Garwood (ormai spalla prediletta di Lanegan tanto su disco che in concerto e già esibitosi in apertura) e il bassista Frederic Lyenn Jacques (anche lui in solo prima ancora di Garwood). Tutto qui, un accompagnamento per lo più appena accennato che amplifica a dismisura la performance vocale dell’ex Screaming Trees e giustifica il particolare allestimento del tour.

Lanegan come di consueto non muove un passo, lì al centro, immobile, mano destra sull’asta del microfono e mano sinistra sul microfono stesso, così per tutta la durata del concerto salvo qualche ringraziamento rivolto al pubblico. La setlist è, salvo piccolissime variazioni approntate di volta in volta, quella che ci si attendeva: Lanegan spazia all’interno della sua discografia in modo omogeneo, c’è l’inziale When Your Number Isn’t Up da “Bubblegum” del 2004 e via via i punti fermi di una carriera. Spiccano i momenti in cui la voce roca e cavernosa di Lanegan, segnata dal tempo e dal whiskey, riesce ad implodere su se stessa: Holy Ground (brano dei Napalm Beach), I’ll Take Care Of You, Judgement Time (apice della performance) e la conclusione di set affidata a On Jesus’ Program, una stupenda e penetrante invocazione a metà strada fra sacro e profano.

C’è spazio per la Where The Twain Shall Meet degli Screaming Trees e per la Deepest Shade dei Twilight Singers, per la You Ony Live Twice di Nancy Sinatra e, nell’unico encore, per Drive e Mescalito, dall’album in collaborazione con Duke Garwood pubblicato nel 2013 (“Black Pudding”). Poi il finale è tutto per Halo Of Ashes, brano d’apertura di “Dust”, ancora degli Screaming Trees: si torna al 1996, si torna al Lanegan sanguigno e rabbioso che con gli anni s’è fatto crooner, narratore dei propri e degli altrui incubi ad occhi aperti. Un narratore che, nonostante qualche disco un po’ sottotono (fra le tantissime pubblicazioni degli ultimi anni), ci auguriamo non smetta mai di scavare nelle nostre viscere con la sua voce.

SETLIST: When Your Number Isn’t Up – One Way Street – Creeping Coastline Of Lights (Leaving Trains cover) – Mirrored – The Gravediggers’ Song – Holy Ground (Napalm Beach cover) – I’ll Take Care Of You (Brook Benton cover) – Where The Twain Shall Meet (Screaming Trees) – Torn Red Heart -Judgement Time – Low – One Hundred Days – Deepest Shade (Twilight Singers) – You Only Live Twice (Nancy Sinatra cover) – On Jesus’ Program (O.V. Wright cover) —ENCORE— Driver (con Duke Garwood) – Mescalito (con Duke Garwood) – I Am The Wolf – Bombed – Halo Of Ashes (Screaming Trees)

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.