Home LIVE REPORT Queens Of The Stone Age @ Unipol Arena, Bologna (04/11/2017)

Queens Of The Stone Age @ Unipol Arena, Bologna (04/11/2017)

Se n’è parlato tanto di “Villains”, del suo essere un disco ballabile, della produzione affidata a un personaggio ingombrante come Mark Ronson, di un Josh Homme molleggiato novello Elvis e di quella che sarebbe potuta essere la resa live dei nuovi brani e il loro confronto con la passata produzione dei Queens Of The Stone Age. Se n’è parlato tanto e adesso eccoli qui i QOTSA, a Bologna per la prima data della tranche europea del tour a supporto di “Villains”.

Il responso è che sì, magari qualcuna delle tracce di “Villains” ha un groove che potremmo anche definire danzereccio, ma i Queens Of The Stone Age dal vivo sono un blocco di granito inscalfibile che ne fa, oggi più che mai, una delle migliori rock band del pianeta. E badate, sul palco Homme e i suoi non raggiungono questo risultato sciorinando classici di quel repertorio che li ha visti stoner sulla scia dei mitologici Kyuss: ci sono Monsters In The Parasol, You Think I Ain’t Worth A Dollar, But I Feel Like A Millionaire, No One Knows, Mexicola e Go With The Flow, è vero, ma la differenza maggiore la fanno proprio i brani più recenti, quelli di “Villains” come Feet Don’t Fail MeThe Way You Used To Do, posti in sequenza, e soprattutto quelli di “…Like Clockwork” che spaccano più del resto, con l’iniziale If I Had A Tail, My God Is The Sun, I Sat By The Ocean e I Appear Missing sugli scudi.

Homme è in forma e sfacciato come e più del solito, ne ha per uno spettatore che gli fa il dito medio (“Io sono meglio di te”, gli dice), invita tutti a contravvenire il divieto di pogo purché non ci si faccia del male, spiccica qualche parola in un buon italiano e fa il gradasso su un palco che possiede come pochi altri frontman, dall’alto dei suoi quasi due metri d’altezza che lo rendono gigante prima ancora che inizi a suonare. Gli altri della band gli vanno dietro che è un piacere, con un Jon Theodore inarrestabile che martella le pelli come un forsennato e si ritaglia un inciso devastante nel bel mezzo di No One Knows, tutti impegnati a prendere a calci e far oscillare le numerosi luci al led sparse per il palco.

Una macchina rodata, quella dei QOTSA, che per due ore infiamma una Unipol Arena riempita in ogni ordine di posti, nonostante coi volumi qualcosa a tratti non vada proprio benissimo, specie dalle tribune. Ma in fondo questo è il rock e lo dice chiaro e tondo anche Homme, a un tratto: “Siamo qui per bere, ballare e scopare”, l’essenza di una band che funziona da vent’anni perché gioca semplice, picchia duro e suda sul palco più di chi sta sotto.

SETLIST: If I Had A Tail – Monsters In The Parasol – My God Is The Sun – Feet Don’t Fail Me – The Way You Used To Do – You Think I Ain’t Worth A Dollar, But I Feel Like A Millionaire – No One Knows – Mexicola – The Evil Has Landed – I Sat By The Ocean – Smooth Sailing – Domesticated Animals – Make It Wit Chu – I Appear Missing – Villains Of Circumstance – Little Sister – Sick, Sick, Sick – Go With The Flow —ENCORE— Head Like A Haunted House – A Song For The Dead

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.