Home RECENSIONI A.A. Williams – Songs From Isolation

A.A. Williams – Songs From Isolation

Un po’ tutti, durante l’ultima orrenda annata trascorsa, hanno provato a esorcizzare l’isolamento, la distanza fisica e mentale, la depressione latente e tutto il campionario di disastri verificatisi, compilando playlist varie ed eventuali. Quella che aiuta ad alleviare l’ansia e il senso d’oppressione, quella che riesce a non far pensare per un po’ di minuti, quella che ricorda gli affetti lontani, quella che banalmente accompagna durante una sessione di cyclette. Solo che non tutti − quasi nessuno − hanno la sensibilità, le qualità e il gusto di A.A. Williams. Lei dei suoi ascolti dall’isolamento ne ha fatto un intero disco, una playlist in un certo senso, che esce così dal suo appartamento e diventa soundtrack collettiva.

Songs From Isolation è questo, sono nove meravigliose tracce altrui riprese dalla songwriter londinese e riviste in una minimale chiave per pianoforte e voce. A prescindere dalle interpretazioni di A.A. Williams, che sa raggiungere una profondità e un magnetismo che è davvero difficile trovare altrove; a prescindere dalla bellezza degli arrangiamenti, che sottraggono tantissimo alle versioni originali dei pezzi senza per questo fargli perdere intensità; a prescindere dalla pura e semplice realizzazione delle incisioni, quello che sorprende è, come dicevamo all’inizio, il gusto nella scelta delle cover da proporre. Ma anche la disarmante corrispondenza tra il mood della tracklist e le lyrics dei brani proposti.

Basterebbe la sola Everyday Is Exactly The Same a giustificare l’intera esistenza di questo lavoro: pescata dal seminale repertorio dei Nine Inch Nails, non è certo scelta banale o scontata, ma Alex la fa sua con una classe sopraffina, ne ingoia il nichilismo e la risputa fuori piena di nuovi e attuali significati, con quel “There is no love here and there is no pain” che diventa un vero e proprio manifesto dell’isolamento. Ma è ciascuna delle nove tracce a riuscire bene nell’intento concettuale della compilazione: Lovesong dei The Cure e Into My Arms di Nick Cave, ad esempio, accomunate come sono dal trait d’union di questo progetto, assumono tutto il senso di amori interrotti e non vissuti, mentre il “What the hell am I doin’ here? I don’t belong here” di Creep s’impregna di una stanchezza che Thom Yorke aveva pensato diversamente ma che qui si riscopre universale.

Allo stesso modo, il rinnovato escapismo di Be Quiet And Drive (Far Away) dei Deftones, in cui Williams lascia intravedere anche una chitarra, fa di quel “Now drive me far away, away, away / Far away I don’t care where” un’ulteriore ambizione di fuga da una realtà costrittiva che c’ha lasciati a testa sotto e piedi all’aria, come nell’iconico verso della Where Is My Mind? dei Pixies, altro regalo offerto dalla tracklist di “Songs From Isolation”. Se If You Could Read My Mind di Gordon Lightfoot e Nights In White Satin dei The Moody Blues non subiscono la stessa reinterpretazione massiva degli altri brani, è invece con la conclusiva Porcelina Of The Vast Oceans degli Smashing Pumpkins che A.A. Williams dà il meglio di sé, smembrando il lirismo di Corgan per farne una nenia in odore di psicofarmaci.

E così da un “passatempo” − con tutte le virgolette del caso − nato in quarantena (A.A. Williams aveva già proposto qualcosa sul suo canale YouTube a partire dal primo lockdown), nella sostanza è venuto fuori un disco tremendamente evocativo, pensato e realizzato per cristallizzare con musica e parole un periodo storico che nessuno fra coloro che lo stanno ancora vivendo potrà mai dimenticare, un periodo che lascerà cicatrici e inevitabili conseguenze (psichiche, oltre che politiche, sociali ed economiche) su tante, troppe persone. Ma che, fortunatamente, ci lascerà anche lavori come questo.

(2021, Bella Union)

01 Lovesong (The Cure)
02 Where Is My Mind? (Pixies)
03 If You Could Read My Mind (Gordon Lightfoot)
04 Creep (Radiohead)
05 Nights In White Satin (The Moody Blues)
06 Be Quiet And Drive (Far Away) (Deftones)
07 Every Day Is Exactly The Same (Nine Inch Nails)
08 Into My Arms (Nick Cave)
09 Porcelina Of The Vast Oceans (Smashing Pumpkins)

IN BREVE: 4/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.