Home RECENSIONI Amyl And The Sniffers – Comfort To Me

Amyl And The Sniffers – Comfort To Me

Carismatica e sarcastica, Amy Taylor è una vera forza della natura: la frontwoman e punto focale degli Amyl And The Sniffers riesce a farsi rubare la scena nei brani di Comfort To Me solo dal bassista Gus Romer, mentre Dec Martens e Bryce Wilson, rispettivamente chitarra e batteria, spalleggiano efficacemente i protagonisti con tempeste di riff taglienti tra hardcore, rock’n’roll e hard rock. Fisicità e movimento sono alcuni degli aspetti fondamentali che caratterizzano lo stile del gruppo di Melbourne, lo si osserva nei video musicali dei singoli Guided By Angels, dove l’energia è sprigionata dalla spirale di ritmiche coinvolgenti di basso e batteria, e Security, nella quale a prendere il sopravvento sono la goliardia da pub (e con essa le risse sfiorate) e la frenesia dei riff punk, ammorbiditi con un po’ di sano rock‘n’roll.

L’hardcore serrato e furente di Freaks To The Front, in territorio Dead Kennedys e Agent Orange, funge da apripista al manifesto di emancipazione Choises,dove a sovrapporsi e spodestarsi continuamente sono le influenze garage punk, la durezza dei QOTSA ad inizio strofa, a cui segue la velocità degenere dei Minor Threat in sottofondo all’inno scandito con aggressività, insofferenza e voglia di rivalsa: My choice, my own / My voice, my own / My body, my own / I own it, I own it!. Si avvicinano all’old school rock degli AC/DC gli scatenati riff di chitarra della martellante Hertz, mentre l’amore al capolinea di No More Tears è un vero e proprio salto indietro nel tempo al power rock tra fine anni Settanta e inizio Ottanta in direzione Romantics e Sunnyboys, ma con la grinta di Joan Jett.

La sfrenatissima Maggot rappresenta un altro omaggio all’hard rock, ed è seguita dalle derive metal di Capital, che mette il turbo scagliandosi contro il sistema e la società odierna, e dalla detestazione nei confronti di etichette che compartimentano ossessivamente gli esseri umani e la voglia di libertà da ogni limite fisico espresse in Don’t Fence Me In, nella quale è possibile avvertire perfino un vano sentore di Deep Purple mescolato al classico punk rock. La pericolosa Knifey si riavvicina al mood grintoso e jettiano affrontando il tema dell’autodifesa e della necessità di sicurezza, introducendo al rush finale che comprende numerosi rimandi alle Bikini Kill e vede oltre al pogo scatenato delle brevi e liberatorie Don’t Need A Cunt (Like You To Love Me) e Laughing, le sciabolate e la batteria galoppante della conclusiva e autobiografica Snakes.

Energico, caotico, diviso e combattuto tra brutalità e celato bisogno di dolcezza, “Comfort To Me” guarda con grande intelligenza al sound del passato prendendone il meglio, senza apparire pesante e soprattutto voler essere il revival di qualcosa, e mostra una piccola evoluzione nella qualità delle liriche rispetto al suo predecessore, avvicinando maggiormente il quartetto australiano al filone punk declinato in mille sfaccettature sonore e modi di porsi differenti da Viagra Boys e Sleaford Mods, con i quali Amy ha collaborato recentemente, Idles, Shame, Girl Band e colleghi, tutti accomunati dall’urgenza di prendere posizione su temi sociali di rilievo.

(2021, Rough Trade)

01 Guided By Angels
02 Freaks To The Front
03 Choices
04 Security
05 Hertz
06 No More Tears
07 Maggot
08 Capital
09 Don’t Fence Me In
10 Knifey
11 Don’t Need A Cunt (Like You To Love Me)
12 Laughing
13 Snakes

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.