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Balthazar – Sand

A due anni dal buon “Fever” (2019), che aveva accentuato il loro avvicinamento al territorio altpop rispetto all’indie rock degli esordi, i Balthazar proseguono le loro sperimentazioni in direzione neo-soul, incorporando dettagli funk, r’n’b e dance, dominate da atmosfere seventies e quello stile “cinematografico” che da sempre caratterizza i loro lavori. Complice la pandemia, il quintetto belga capitanato dai frontmen Jinte Deprez e Maarten Devoldere si è dovuto adattare a lavorare da remoto, come molti altri artisti, dando maggior risalto alla produzione e facendo un maggiore uso di drum sample, loop e bass synth.

Molte novità in materia di sound e scrittura sono state favorite dai progetti paralleli dei co-autori Deprez (J. Bernardt) e Devoldere (Warhaus): dal punto di vista testuale, oltre a essere affrontati argomenti legati all’amore e alla perdita di qualcuno, il motivo ricorrente in tutti gli undici brani è quello dell’inquietudine derivata dall’impossibilità di riuscire a sfruttare il proprio tempo al meglio, da lì ha origine il titolo Sand,che indica la sabbia che scorre inesorabile dentro una clessidra. La curiosa e surreale copertina raffigura una creatura aliena (no, non è un tenero dugongo con le braccia) dall’aria imbarazzata seduta in una sala d’attesa, si tratta del cosiddetto “Homunculus Loxodontus” (quello che aspetta), scultura iperrealistica dell’artista olandese Margriet Van Breevoort, la quale oltre a spiazzare a una prima occhiata, ha il compito di porre l’accento sui concetti di tempo e di alienazione espressi dai brani della band.

Ad aprire le danze è il coinvolgente pop sofisticato di Moment, seguito dai pezzi forti Losers, che oltre a essere dominata da atmosfere disco anni Settanta cita addirittura Paolo Conte, e la più radio friendly On A Roll. Vi sono poi i beat minimali della sensuale I Want You e le melodie della struggente breakup song You Won’t Come Around, una sorta di risposta alla “Wild Love” della musicista Sylvie Kreusch (ex di Devoldere), nella quale i frontmen danno il meglio di loro a livello vocale.L’efficace alt- pop di Linger On segna la metà del percorso, per poi ritornare al sound seventies danzereccio e al falsetto dell’impaziente Hourglass, dalla quale deriva il titolo dell’album. Le sonorità di Passing Through rimandano ad alcuni brani del precedente “Fever”, mentre Leaving Antwerp sembra essere indirizzata nuovamente a Kreusch. Il finale è affidato ai ritmi esotici e ai cori della più breve Halfway, e al piano jazz di Powerless.

“Sand” contiene buoni spunti e singoli validi, ma pur apparendo coerente e ben studiato, risente della pecca di avere pochi momenti alti, soprattutto nella seconda parte, forse a causa del nuovo “obbligato” approccio di lavoro che non sembra particolarmente orientato a un futuro live d’effetto, ma mira piuttosto a un disco da ascoltare nell’intimità delle proprie case. A parte questo dettaglio, il quinto album dei Balthazar rimane un lavoro godibile e il loro un progetto molto interessante da tenere d’occhio.

(2021, Play It Again Sam)

01 Moment
02 Losers
03 On A Roll
04 I Want You
05 You Won’t Come Around
06 Linger On
07 Hourglass
08 Passing Through
09 Leaving Antwerp
10 Halfway
11 Powerless

IN BREVE: 3/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.