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Basht. – Poor Advice

In giro da qualche anno e con un’ottima reputazione per quanto riguarda le performance live, i Basht. da Dublino sono finalmente arrivati al loro album d’esordio, un disco con cui Jack Leavey (voce e chitarra), Ryan McClelland (batteria), Louis Christle (basso) e Lughaidh Armstrong Mayock (chitarra) cristallizzano quanto di interessante fatto vedere negli ultimi tempi con i due EP “Dirty White Lies” (2024) e “Bitter And Twisted” (2025). L’elemento chiave che salta immediatamente all’orecchio già ad un primo ascolto di Poor Advice è sicuramente la maturità del sound della band perché, nonostante si tratti di un debutto sulla lunga distanza, i Basht. non sembrano affatto una creatura ancora in cerca di una propria dimensione, attestandosi invece uno o più passi avanti a formazioni che di dischi alle spalle ne hanno ben più d’uno.

In “Poor Advice” l’enorme punto di forza sono le atmosfere ricreate: l’iniziale Dive parte cadenzata, cupa, con Leavey che in modo dimesso ci accompagna in un crescendo in un cui non manca una certa drammaticità, mentre in Moth una delicatezza da pelle d’oca asseconda una prova vocale superlativa, perfettamente a suo agio con ognuno dei registri che gli si presentano davanti. Oppure ancora la title track che chiude il disco come una piccola fessura da cui i Basht. fanno entrare una flebile luce di speranza che squarcia il buio pesto in cui affoga invece il resto dell’album. È un lavoro che convince anche quando le strutture sono più convenzionali, vedi Keira Knightley che nella ripetizione ossessiva del nome dell’attrice britannica trova un significativo hook, oppure Terror TV che è forte del post punk più classico già messo in mostra da decine di altre band contemporanee, un pezzo che dietro una forma confortevole e un basso ipnotico sputa il disgusto per ciò con cui la televisione ci ingozza ogni giorno portandoci alla totale apatia.

A tal proposito, per i Basht. l’aspetto lirico è tutt’altro che secondario: in Perfume toccano ad esempio la questione religiosa che in Irlanda non è mai, mai, mai qualcosa da cui si può trascendere, una tematica che ritorna anche nella narcolettica Superchurch, dove Leavey riflette sulla difficoltà nel prendere le distanze da un qualcosa che impregna così in profondità la vita di tantissime persone, in modo particolare in alcuni paesi. E questo rapporto con la religione va considerato un po’ come il perno su cui ruota l’intero “Poor Advice” (date un’occhiata anche al testo di Circadia), in un parallelismo con altri irlandesi che del rapporto conflittuale con la Chiesa ne sanno abbastanza: parliamo ovviamente degli U2 e del loro “October” e no, non stiamo paragonando i Basht. agli U2, state calmi. Da buoni irlandesi, poi, i Basht. non dimenticano neanche la questione palestinese che, se in Terror TV sta solo sullo sfondo, in Kids Vs Guns (esplicativo il titolo) diventa il vero e proprio focus, sulla scia di moltissimi altri pezzi analoghi per tematica che ultimamente stanno giustamente vedendo la luce.

“Poor Advice” diventa così l’ennesimo significativo spaccato di una generazione di irlandesi, anche al netto di qualche passaggio che risulta un tantino più stantio rispetto alla luccicanza di tutto il resto, specie nella seconda parte del disco: vedi ad esempio Vermillion Reptilian, un gran bel pezzo che gioca forse un po’ troppo a rimpiattino con gli Smiths, oppure Circadia che sta in un limbo tra i primi Fontaines D.C. e gli Idles senza però dimostrare la giusta dose di personalità. Ma l’urgenza è netta, i Basht. non sembrano affatto stare qui a svolgere un compitino o a provare solo a inserirsi da comparse in un piccolo mondo che oggi funziona, eccome se funziona. Sono qui per restare e per allungare ancora un po’ l’elenco del “made in Ireland” che merita attenzione.

2026 | LAB

IN BREVE: 3,5/5