Home RECENSIONI Beach House – Depression Cherry

Beach House – Depression Cherry

depressioncherryPuntuali neanche fossero svizzeri, Victoria Legrand e Alex Scally hanno pubblicato un nuovo album a firma Beach House ogni due anni esatti, a cominciare dall’omonimo esordio del 2006 e fino a “Bloom” del 2012. Adesso di anni ne sono trascorsi oltre tre, significativa variazione sui ritmi che ne lascerebbe presagire anche una sul tema per questo Depression Cherry, quinto lavoro del duo di base a Baltimora.

Ad ascoltare il singolo di lancio Sparks i presagi sembravano peraltro confermati, senza dubbio il brano più elettrico mai uscito dalla penna dei Beach House: feedback, chitarre taglienti, paesaggi lunari e un respiro shoegaze mai così palese nella loro musica, seppur nascosto dalla consueta vena dream pop marchiata dalla voce della Legrand.

Col disco fra le mani la questione cambia decisamente aspetto, il singolo diventa un (interessante) unicum a favore di un carattere differente, sì, ma per altro verso: rispetto al passato e rispetto soprattutto all’ultimo “Bloom”, infatti, ciò che salta all’orecchio è come i due abbiano puntato maggiormente sull’annacquamento delle proprie composizioni, sulla ripetizione ossessiva di loop strumentali che imbevono l’album di tristezza (vedi i languori di PPP e Wildflower), conferendogli un costante senso di offuscamento sensoriale.

Già nell’opener Levitation e a seguire nel resto delle tracce, l’effetto trance si fa via via più pressante, con la chiusura affidata a Days Of Candy che con i suoi oltre sei minuti di durata è, non a caso, il brano più lungo della tracklist. Le atmosfere eteree della casa si giovano in Space Song, Beyond Love, 10.37 o nella scurissima Bluebird di una drum machine ancor più minimale e appena accennata del solito, di rarefazioni circolari applicate tanto alla voce quanto alla chitarra e all’organo di Scally, che anziché tendere a certi barocchismi come in “Teen Dream” gioca qui di semplificazione.

Mancano i passaggi più accattivanti, i refrain à la “Zebra” o “Myth” per intenderci, e ciò potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma in fondo la virata dei Beach House è soffice e priva di quei bruschi contraccolpi che avrebbero potuto farli finire in mare. Noi questa la chiamiamo classe, il resto poco importa.

(2015, Bella Union / Sub Pop)

01 Levitation
02 Sparks
03 Space Song
04 Beyond Love
05 10:37
06 PPP
07 Wildflower
08 Bluebird
09 Days Of Candy

IN BREVE: 3,5/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.