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Beach House – Thank Your Lucky Stars

thankyourluckystarsBisogna ammettere che credergli è stato, a primo impatto, davvero molto complicato. Difficile pensare che a un mese e mezzo di distanza da “Depression Cherry” i Beach House potessero pubblicare un altro nuovo album, a sorpresa, che non fosse una raccolta di scarti e ritagli dalle session del precedente. Eppure al momento di annunciarlo, appena una settimana prima dell’uscita programmata per il 16 Ottobre, Victoria Legrand e Alex Scally erano stati chiari circa la natura autonoma di queste altre nove tracce.

Ascoltare per credere, l’effetto destato da Thank Your Lucky Stars è piuttosto quello del riuscito lato B di un doppio album che vuole riscrivere la dimensione dei Beach House. Come in “Depression Cherry”, anche qui il duo di Baltimora ha lavorato tanto di sottrazione, alleggerendo il sound di “Bloom” e tendendo al minimalismo dei propri esordi. La differenza semmai sta nella suddivisione dei brani operata fra le due tracklist, nella ricerca di quelle più malinconiche al fine di raggrupparle in questo secondo lavoro del 2015.

Non che in “Depression Cherry” si scorgessero chissà quali aperture solari, ma in “Thank Your Lucky Star” la malinconia non lascia davvero scampo. Dal punto di vista lirico, con una Legrand intenta a parlare del cuore lacerato di una ricorrente “lei” che non si fatica a identificare nella stessa singer. Nell’artwork, in bianco e nero, con questa ragazzina bionda in copertina che sa tanto nostalgia di qualcosa che è stato e che non tornerà. E ovviamente nella musica, con alcuni fra i brani più dimessi della produzione del duo: vedi i riverberi di Majorette e All Your Yeahs, il dream pop invernale di She’s So Lovely, l’ineluttabilità di Common Girl o quello straniante viaggio sintetico che è The Traveller. Facce diverse dello stesso modo di raccontare sogni senza via d’uscita che si trasformano quasi in incubi.

Tornano anche qui le chitarre di Scally, che fanno timidamente capolino negli episodi meglio riusciti dell’album: morbido accompagnamento in One Thing, shoegaze nel crescendo della lunga Elegy To The World, lame affilatissime che tagliano carni intorpidite e assuefatte alla sofferenza. Le languide melodie delle conclusive Rough Song e Somewhere Tonight traghettano fino alla fine con un attanagliante senso di stanchezza da battaglia persa.

A fine anno, così, ci troviamo a cullare fra le braccia due gemelli eterozigoti che hanno in comune la data di nascita e la semplicità del loro DNA, ma tratti somatici sensibilmente diversi che affermano i Beach House come i massimi rappresentanti del dream pop in circolazione, per ispirazione, per facilità di scrittura e per varietà delle atmosfere dipinte senza mai perdere di vista quell’incedere onirico che ormai è ben più di un marchio di fabbrica.

(2015, Bella Union / Sub Pop)

01 Majorette
02 She’s So Lovely
03 All Your Yeahs
04 One Thing
05 Common Girl
06 The Traveller
07 Elegy To The Void
08 Rough Song
09 Somewhere Tonight

IN BREVE: 4/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.