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Beady Eye – BE

Nati dalle fresche ceneri degli Oasis, i Beady Eye nel 2011 avevano pensato bene di esordire in fretta e furia con un disco troppo brutto per essere vero (l’inascoltabile “Different Gear, Still Speeding”). Lo stesso Liam Gallagher aveva ammesso lo scarso gradimento del pubblico: ovvero una totale ammissione di fallimento, visto che il soggetto in questione – noto campione di modestia – dichiarava qualche mese prima di avere da poco fondato la più grande band del pianeta. A sentire il nuovo album (il quasi omonimo BE), sembra però che Gallagher Jr. e soci abbiano imparato la lezione.

Abbandonato saggiamente Steve Lillywhite (produttore del primo album), i Beady Eye si affidano alle sapienti mani di Dave Sitek per dare un’impronta vagamente psichedelica a tutta la setlist di “BE”. Mossa azzeccata, poiché viene fuori un suono compatto ed originale che riesce a mascherare abbastanza bene i limiti compositivi di Gallagher, Bell e Archer, che difficilmente all’interno dei dischi degli Oasis andavano oltre qualche buon riempitivo. Perché i problemi nascono se devi tirar su undici canzoni anziché un paio. “BE” parte bene con l’energica e originale Flick Of The Finger (brano migliore dell’album), canzone che certifica la vitalità e la voglia di rimettersi in gioco degli inglesi.

Peccato che poi il disco non prosegua altrettanto brillantemente. Soul Love è un brano incomprensibile, Face The Crowd non si salva nonostante un discreto ritornello mentre Second Bite Of The Apple (scelta addirittura come singolo) sembra la brutta copia di una b-side dei Primal Scream. Va meglio con la parte centrale dell’album: se Soon Come Tomorrow raggiunge la sua sufficienza stentata, la solare Iz Rite e il graffiante rock’n’roll di I’m Just Saying dimostrano che gli ex Oasis non sono rimbecilliti del tutto. Purtroppo il buon momento dura poco: le successive Don’t Brother Me (dedicata al fratello Noel), Shine A Light e Ballroom Figured sono canzoni davvero brutte, indigeribili nonostante gli immani sforzi di Sitek in fase di produzione.

C’è però spazio per un ultimo colpo di coda (anche se sarebbe meglio parlare di sussulto d’orgoglio): la psichedelica ballad Start Anew è un brani degno di nota, purtroppo parzialmente rovinato dalla voce di Liam Gallagher, irriconoscibile rispetto a 20 anni fa. Cosa dire in conclusione? “BE” – rispetto al suo precedessore – è un album bene o male ascoltabile (a tratti persino originale) con una manciata di buoni pezzi. Giusto per sgomberare il campo da ogni dubbio, non siamo però di fronte a chissà quale miracolo. Il disco rimane infatti vivamente sconsigliato a chi già non gradiva gli Oasis (ascoltarlo sarebbe accanimento terapeutico), ma chi li apprezzava può trovare in questo album qualche spunto interessante.

(2013, Columbia)

01 Flick Of The Finger
02 Soul Love
03 Face The Crowd
04 Second Bite Of The Apple
05 Soon Come Tomorrow
06 Iz Rite
07 I’m Just Saying
08 Don’t Brother Me
09 Shine A Light
10 Ballroom Figured
11 Start Anew

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Già farmacista, ha messo su la sua piccola impresa turistica. Scrive per Il Cibicida dal 2009.