Home RECENSIONI Chris Cornell – No One Sings Like You Anymore, Vol. 1

Chris Cornell – No One Sings Like You Anymore, Vol. 1

Probabilmente non sapremo mai davvero quanto materiale c’è ancora nei cassetti di artisti del calibro di Chris Cornell. Nel caso specifico, trascorsi appena tre anni e mezzo dalla morte ne abbiamo già avuto prova con i quattro dischi dell’omonima raccolta, piena zeppa di registrazioni live, cover e chi più ne ha più ne metta. In più, sappiamo per bocca dei Soundgarden superstiti anche dell’esistenza di alcuni demo che andrebbero solo ultimati e che altro non sono se non il nuovo album della band cui i quattro stavano lavorando prima della scomparsa di Chris. Demo su cui Kim Thayil, Matt Cameron e Ben Shepherd vorrebbero rimettere mano per dargli una degna rifinitura, ma che gli eredi di Cornell non intendono concedere. Insomma, la solita triste bagarre che nove volte su dieci si scatena quando una penna di spessore lascia questo mondo.

Si sapeva anche come Chris stesse lavorando ad un intero album di cover, da sempre cavallo di battaglia delle sue scorribande soliste sul palco. Al contrario di quello dei Soundgarden, su cui è calato (momentaneamente?) il silenzio, il disco di cover è arrivato adesso senza essere mai stato annunciato e s’intitola No One Sings Like You Anymore, una delle frasi più ricorrenti con cui i fan hanno manifestato il loro amore nei confronti di Cornell. Non sappiamo se il disco è stato pubblicato così come Chris l’aveva pensato e registrato (a leggere le dichiarazioni della moglie Vicky pare proprio di sì), ma rappresenta un buon spaccato di quelle che erano le sue influenze e i suoi gusti.

Su dieci tracce, quattro erano già note: due, Patience dei Guns N’ Roses e Stay With Me Baby di Lorraine Ellison, sono uscite rispettivamente come singolo lo scorso Luglio e nella soundtrack della serie “Vinyl”, la Nothing Compares 2 U di Prince era già stata diffusa in versione live, mentre Sad Sad City dei Ghostland Observatory è comparsa qualche volta nelle setlist dei suoi concerti. Le altre sono per lo più riproposizioni di brani soul (fatta eccezione per la lennoniana Watching The Wheels), una delle più recenti passioni di Cornell, tra cui spicca senza dubbio Showdown, un rifacimento che rispetto all’originale degli Electric Light Orchestra poggia su un avvolgente tappeto sintetico che gli calza a pennello.

È senza dubbio un bel regalo natalizio, sentire e risentire la voce di Chris non potrà mai arrecare disturbo, men che meno in un’annata tremendamente storta come quella che sta rantolando verso la fine. Ma l’andazzo preso da chi è incaricato di gestire la legacy di Cornell è ormai piuttosto chiaro, e quel “Volume One” scritto sulla copertina del disco, in basso e in piccolo quasi fosse una postilla da nascondere, non lascia affatto ben sperare su tempi e modi in cui i cassetti dell’ex frontman dei Soundgarden verranno aperti e svuotati in futuro. L’effetto Jeff Buckley, in questi casi, è sempre pericolosamente dietro l’angolo.

(2020, Universal)

01 Get It While You Can (Howard Tate cover)
02 Jump Into The Fire (Harry Nilsson cover)
03 Sad Sad City (Ghostland Observatory cover)
04 Patience (Guns N’ Roses cover)
05 Nothing Compares 2 U (Prince cover)
06 Watching The Wheels (John Lennon cover)
07 You Don’t Know Nothing About Love (Carl Hall cover)
08 Showdown (Electric Light Orchestra cover)
09 To Be Treated Rite (Terry Reid cover)
10 Stay With Me Baby (Lorraine Ellison cover)

IN BREVE: 3/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.