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Cloud Nothings – The Shadow I Remember

Diviso essenzialmente tra indie rock, emo e ben pochi dettagli post-hc, il nuovo lavoro dei Cloud Nothings The Shadow I Remember è arrivato a distanza di pochi mesi dall’autoprodotto “The Black Hole Understands” (2020), disco power pop concepito durante la quarantena della primavera scorsa, e si è avvalso della notevole presenza di Steve Albini alla produzione. La band di Dylan Baldi è infatti nota per la sua versatilità e capacità di spaziare, alternando parti melodiche ad altre più potenti e calibrandone la velocità, sebbene sia altrettanto risaputo che tra i loro migliori album figurino quelli più tosti e taglienti come “Here And Nowhere Else” (2014) e “Last Building Burning” (2018).

Il sentiero indie rock è solo apparentemente il più semplice da intraprendere, poiché nel percorrerlo si è sempre in costante pericolo di sfociare nel già sentito o ripetere se stessi. In qualche caso il quartetto è rimasto vittima della seconda ipotesi. Liriche e sonorità sono state fortemente influenzate dalla situazione attuale: il filo conduttore riscontrabile è quello della necessità di ricominciare a vivere, facendo fronte a mille difficoltà, interrogativi ed alti e bassi.

Le dinamiche distorte e altalenanti della cinematografica Oslo aprono il disco riassumendone le principali tematiche, attraverso la storia di un ex tossicodipendente che tenta di riprendere in mano la propria vita. Vi è poi la struggente Nothing Without You, uno dei brani migliori dell’album, alla quale ha preso parte anche la polistrumentista Macie Stewart (OHMME), seguita dalle ritmiche serrate di The Spirit Of, le chitarre pesanti di Only Light, una “sci-fi love song”, per definizione dello stesso Baldi, dedicata alla sua attuale fidanzata, fino a giungere a un’altra traccia interessante, la simil-ballad Nara, che smorza i toni in maniera del tutto inaspettata.

Si riprende quota con i riff di chitarra di Open Rain, proseguendo con le rullate di batteria macinate in Sound Of Alarm che accompagnano un racconto legato al processo creativo, esprimendo la volontà di prendere più seriamente il mestiere di songwriter. Altrettanto valido è il significato dell’esistenziale Am I Something, una delle canzoni con il miglior testo… E probabilmente anche quella cantata peggio, purtroppo. In coda troviamo infine la più breve e nevrotica It’s Love, l’incalzante A Longer Moon, altro buon esperimento in cui si percepisce maggiormente la collaborazione di Brett Naucke ai synth, e la conclusiva The Room It Was dalla quale deriva anche il titolo dell’album.

I punti forti di “The Shadow I Remember” non possono che essere sound, un batterista mostruoso come Jayson Geryez, produzione e un buon equilibrio nella scelta dei brani. Un album maturo e “ben confezionato” che tuttavia non è esente da difetti e non arriva a soddisfare al 100%: siamo consapevoli che il prolifico gruppo di Cleveland sia perfettamente in grado di fare molto di più.

(2021, Carpark)

01 Oslo
02 Nothing Without You
03 The Spirit Of
04 Only Light
05 Nara
06 Open Rain
07 Sound Of Alarm
08 Am I Something
09 It’s Love
10 A Longer Moon
11 The Room It Was

IN BREVE: 3/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.