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Cranberries – In The End

Catania, Giugno 1994: nel campetto da calcio di una scuola, alla periferia della città, un gruppo di ragazzini vestiti con abiti sgualciti e scuri suonano alcuni pezzi alla festa di fine anno. È il turno di una canzone potente, in tanti la conoscono, con quel ritornello così scandito, quasi sillabato da una voce etera e disperata, “In Your Head, Zombie”, da un po’ si sente passare alla radio e poi c’è quel video, strano, cupo e infuocato e quella cantante che sembra una ragazzina ma è così triste e anche così incazzata. Prendi in affitto il CD di quella canzone e l’album precedente per ascoltarli a casa, seimila lire per capire se ne vale la pena spenderne un po’ di più. Niente copertina, solo la custodia trasparente e il disco, sfondo bianco e un divano vuoto. Catania, 15 Gennaio 2018: scorrendo lentamente la timeline di Facebook appare la notizia “Dolores O’Riordan è affogata in una vasca da bagno al London Hilton di Park Lane”. Nel mezzo c’è tutto il resto, canta Niccolò Fabi. Quel giorno di Gennaio di un anno fa chiude forzosamente i trent’anni di vita di uno tra i gruppi più evocativi degli anni ’90.

In The End, ottavo e ultimo album della band irlandese, era già in cantiere dal 2017 e chi è sopravvissuto alla bambina di Limerick ha voluto fare almeno un tentativo per portare a termine quest’ultimo lavoro, come a compiere la quadratura di un cerchio, la cui ricerca della perfezione era iniziata magistralmente nel 1993 ma è andata perdendosi dietro album non sempre azzeccati, problemi di salute, arresti, depressioni, separazioni, figli, cadute di stile.

“In The End”, ottavo e ultimo album della band irlandese, cristallizza il classico suono della chitarra dei Cranberries e incide per l’ultima volta la voce di Dolores O’Riordan che Melody Maker definì la voce di un santo intrappolato in un’arpa di vetro. A differenza di “Wake Up And Smell The Coffee” (2001) e “Roses” (2012), si percepisce, in tutto il disco, uno sforzo concertato per recuperare l’equilibrio tra i suoni ruvidi e le melodie pop che sgorgavano naturalmente da “Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?” (1993) e “No Need To Argue” (1994).

C’è emotività piuttosto che stupore in ogni traccia dell’album, al netto della meraviglia vocale della O’Riordan estrapolata da semplici demo e dell’impegno di Noel Hogan, Mike Hogan e Fergal Lawler a stare al passo con delle incisioni cantate non altrimenti replicabili, ma forse alla fine è giusto così. Ci sono ancora testi grezzi e viscerali, c’è la voce di Dolores, che trasforma ogni sillaba ora in un’invocazione (All Over Now), ora in un lamento morbido e doloroso (Wake Me When It’s Over), ci sono chitarre e percussioni secche e pulite (Illusion), ritornelli ipnotici (Wake Me When It’s Over), atmosfere stratificate delicatamente (Catch Me If You Can), paesaggi semi acustici (A Place I Know). C’è la title track, In The End, il cui ascolto è inevitabilmente un calcio allo stomaco.

Ma, onestamente, “In The End” non rappresenta lo zenith creativo della band di Limerick né consegna al pubblico il loro album migliore. Non ci sono dissonanze e controtempi, manca l’instabilità di “Sunday”, la profondità di “Linger”, di “Ode To My Family” o di “When You’re Gone”, il muro sonoro di “Zombie”, le tre note del pianoforte di “Empty” che aprono la mente a un universo di sogno e inquietudine.

È inevitabile che a immortalare la cifra stilistica dei Cranberries saranno sempre l’intensità di “Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?”, le texture sgangherate di “No Need To Argue” e persino i tremori di “To The Faithful Departed” (1996); non lo farà “In The End”, nonostante la morte di Dolores e benché la sua tracklist, piaccia o no, sia una ridondanza di over, end ed epiloghi nati ancor prima che la fine arrivasse davvero.

Non sarebbe giusto assegnare a “In The End” un lascito difficile da gestire, il suo ruolo è un altro: un saluto alla bambina d’Irlanda, bella, talentuosa tormentata e fragile, a distanza di un anno da quando quel divano è rimasto inevitabilmente vuoto.

(2019, BMG)

01 All Over Now
02 Lost
03 Wake Me When It’s Over
04 A Place I Know
05 Catch Me If You Can
06 Got It
07 Illusion
08 Crazy Heart
09 Summer Song
10 The Pressure
11 In The End

IN BREVE: 3/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.